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27 dicembre, 2013

Evoluzione.


Si era evoluta.


Dalle taglie oversize, ai leggings punk, alle gonne, agli anelli da cocktail. 

Dalle cicchetterie, agli irish pub, ai lounge pub, ai wine bar.

Dal biliardino, al monopoli, al poker, al bigliardo.

Dalla strada, al cinema, alle feste, al teatro.

Dalla bici, al bowling, al palaghiaccio, allo scii. 

Dall'amica del cuore, alla comitiva, alla popolarità, agli amici di famiglia.

Dallo studente, al disoccupato, al laureato, al lavoratore.

Da pedona, a motorizzata, ad automunita, a passeggera.

Da single, a fidanzata, a sposata, a madre.

Da diplomata, a inoccupata, a casalinga, a proprietaria.

Da tradita, a traditrice, a desiderata, ad ammirata.


...




MaLoRe


23 luglio, 2013

Gelosia.

Innamoratissimi.

Io amo lui, lui ama me.

Gli amici ci cantano già la marcia nuziale. 

Strimpella anche nella mia testa, finchè inizia a stonare:

che gambe lunghe, che abbronzatura, quelle fossette, quelle anche, quei riccioli, quelle curve...

bassa, grassa, tozza, spettinata, fragile, bianca inizio a sentirmi.

Una tristezza, un senso di inadeguatezza che non riesce a prendermi:

io sono cattiva.

Al "che" sono già al rogo, alle "curve" sono sventrati.


Lurida, squattrinata, bizzoca, noiosa, insignificante, comune, ragazzina...
destinata ad avere uomini altrui e non propri,
eccoti servita il mio uomo, 
mangia gli avanzi, 
facci pure la scarpetta, così che nessuno possa prenderlo ancora.


Loro dicono che le mie scenate e i miei dispetti sono infantili,
io dico che sono una giusta via di sfogo:

io non sono una monotona, moralista, impostata;
io sono carne ed emozioni.

Tu sei cattiva,
mi accusa lei, per paura lui torna da te,
ed io confermo:
paura ed eccitazione vanno di pari passo.



MaLoRe



19 aprile, 2013

Chi ha detto che ho messo la testa a posto? Chi ha cercato di infangarmi?




"Caro analista,

passano gli anni, finiscono le cure e io torno, inevitabilmente, a rivolgermi a lei.

Non credo di aver mai superato certi blocchi.

Ho smesso di scrivere, in cerca di chiacchiere, ma ho finito per partorire un altro amico immaginario e oggi mi arrendo nuovamente a non telefonarle, ma a scriverle questa lettera.

Forse il mio personaggio non è mai stato altro che un fenomeno da baraccone, con evidenti segni di sociopatia.
Io ricordo ancora, dottore, le mie non relazioni, i miei dialoghi incompresi, le volte in cui sono stata cacciata dai luoghi pubblici, i miei modi sbagliati di presentarmi e nel dubbio, dopo la sua cura, mi sono rinchiusa in me stessa, per non sbagliare ancora e convincermi di aver superato il problema.

Psicologo delle feci, il problema non è mai stato risolto e ho iniziato a soffrire di ansia-depressiva, perchè non potevo esprimermi e in più, mi ero completamente isolata.

Ora, non le scrivo per il rimborso della mia insoddisfazione, ma per denunciarla come il manipolatore corrotto che lei è. 

Se avevo bisogno di confidare le mie insicurezze, le mie paure, i miei dubbi sarei andata da un'amica del cuore, se avevo bisogno di drogarmi sarei andata dalla solita persona, se avevo bisogno di sdraiarmi su un lettino sarei rimasta a casa, se avevo voglia di far beneficenza avrei regalato tutti i miei possedimenti ad un barbone, se avevo intenzione di investire su me stessa mi sarei fatta le mammelle perfettamente simmetriche, invece mi sono rivolta a lei con la speranza che uno psicoterapeuta fosse qualcosa di più.

Invece  lei è solo uno che ha cercato di convincermi che avevo bisogno di aiuto per usufruire dei miei soldi, mentre io stavo iniziando a conoscere un sistema che non va.

Se lei lo avesse detto subito che non dovevo presentarmi col mio nome, ma con il mio conto in banca, forse avrei sofferto meno di sociopatia, se lei mi avesse chiarito subito che i sogni restano sogni e non portano da nessuna parte, forse ora avrei avuto anch'io un lavoro, invece lei mi diceva che ero malata, che non sbagliavo, che i problemi erano nella mia mente e poi quando si è stancato mi dà come cura vincente quella di omologarmi e sottostare alla materialità, alla frenesia, alla superficialità, ai numeri del mondo.

Ma che si fotta.
Sono entrata sana nella sua stanza e per un gioco di soldi, di sopravvivenza, per la legge del più forte di Darwin, lei voleva convincermi di non esserlo, nonostante ribellandomi al sistema avrei difeso anche lei, un'impotente che pur sapendo cosa stava accadendo si era lasciato corrompere.


Orgogliosa di non essere guarita secondo la revisione apportata alla sua ultima diagnosi, dopo che ha letto questa lettera."







ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramnete casuale

MaLoRe

24 gennaio, 2013

Tempesta.


Sotto un cielo arrabbiato che lancia schegge di vetro taglienti,
a fianco ad un mare affamato che inghiotte la terra. 


Sotto un cielo generoso che regala una pioggia di diamanti,
a fianco ad un mare innamorato che penetra ogni grotta.


Un ticchettio che mi ricorda lo scorrere dell'orologio biologico,
all'improvviso sovrastato da un ruggito feroce:
tutto si illumina.


Sfila una banda di tamburi, c'è una festa là su,
arrivano fin qui le luci che animano la loro pista da ballo:
è notte fonda, ma per qualche secondo è giorno.


Tra un po' scoppia il cielo.


Il cielo applaude.




MaLoRe


30 ottobre, 2012

Alza il volume della tua vita!



Posso afferrarla tra le mani, per qualche secondo,
la libertà,
poi scivola via, è la sua natura.

Ma in quell'attimo
sono la più forte,
la più ricca, la più fortunata,
la più, la più tutto.

E' questione di momenti:
sarà l'esplosione di adrenalina,
il disordine di emozioni
che fa girare la testa,
fino a compiere una piroetta intorno al mondo,
così veloce da volare.

Rotti gli schemi, le catene,
tolta la maschera, l'etica imposta,
oltrepassati i divieti, le inibizioni,
posso avventurarmi oltre i limiti agli altri concessi
e sentirmi viva, più della vita stessa.

Ad ogni mio risveglio, posso accendere la radio,
sintonizzarla sul canale che più mi garba
e alzare, alzare, alzare ancora il volume della mia vita,
perchè io so che vale sempre la pena di sorridere,
di cantare le mie note, anche se sono stonate.

"Cosa me ne faccio di un cuore, se non lo sento?
Si all'amore, al dolore e a tutti i sentimenti travolgenti.

A cosa serve avere un fegato se poi mi dimentico di averlo?
Voglio sentirlo bruciare e allora: vai con l'alcol.

Perchè trascurare i polmoni?
Passate qualcosa da fumare."

Necessito di sentire pizzicare ogni parte del mio corpo,
perchè se ce l'ho è per goderne.

Prima di essere obsoleta, devo essere usurata,
altrimenti non ha senso 
restituirmi alla fabbrica, rinchiudermi in magazzino, tornare nell'aldilà,
nuova, come me ne sono andata.




MaLoRe


01 luglio, 2012

Bitch Generation.



"Prima c'era la Lost Generation.
Poi venne la Beat Generation, molto simile alla prima.
Ora c'è la Bitch Generation, ispirata alla seconda.


Bitch come donna:
 la vera rappresentante di questa controcultura.



Con il movimento Bitch si passa da donna-oggetto, a donna-immagine. 
La differenza è che la donna-oggetto si lasciava maneggiare, mentre la donna-immagine si lascia solo guardare.


Le aderenti, a questo nuovo filone, si distinguano per il look vintage, ispirato alle pin-up e per i numerosi strappi riportati sui loro capi di abbigliamento.


Se le donne sperimentano ogni sostanza in grado di alterare il loro equilibrio psico-fisico su un palcoscenico, gli uomini dietro le quinte fanno altrettanto.


Come ogni controcultura, anche questa ha le sue contestazioni giovanili e quella più famosa è proprio la battaglia delle donne, desiderose di riscattarsi. 
Pare che la loro arma sia mettere in mostra il corpo per gridare di non essere solo corpo, quando una mano le prova a toccare e alterarsi per mostrare di sapersi divertire quanto un uomo, per convincere di meritare anche l'esenzione da determinati pregiudizi...


... e scrivono su un blog o su una pagina fb, per scusare le poche attitudini intellettuali con un'intelligenza artistica.







Firmato 
una Bitch."


MaLoRe


23 maggio, 2012

Schhh...


Non è che non mi piace il genere umano, anzi 
come essere pensante lo ammiro, 
il problema sta, nel fatto, che è anche un essere parlante.


Datemi un neonato che piange giorno e notte,
ma non un adulto che ordina e accusa.

Poche parole o, forse, nessuna:
c'è già il silenzio a far chiasso.

O io sorda, o tu muta:
si tratta solo di sopravvivenza.

Meglio le meretrici 
con le loro bocche occupate,
con la lingua impegnata a dar piacere,
rispetto ai falsi moralisti
con le loro bocche giudici
e la lingua armata per ferire.


Ora,
zitti tutti.

Parte il gioco del silenzio.



MaLoRe




20 aprile, 2012

Siamo tutti figli.

Siamo tutti figli di Dio.
Si dice sia un dogma.

Eppure, sono sicura che non sia vero.
Sono sicura che sulla terra ci siano anche figli altrui.




Ne ero sicura fin da piccola.
Anche al catechismo:


<Lo dicono tutti che assomiglio al mio papà. Io sono sua figlia. 
Sto tizio manco lo conosco e, sono certa, che manco mamma lo conosca.>




MaLoRe

11 aprile, 2012

La vita non può essere difficile quando sei tu il difficile.


-Fiamma. Hai un bel nome: caldo e vivace. 
Sarai, sicuramente, una ragazza molt...-

-No! Sono una Fiamma che si sta spegnendo.-

-Ma cosa dici? Sei così giovane...-

-E cosa centra? Non posso spegnermi? Non posso fallire? Non posso morire?
Perchè la mia età dovrebbe privarmi di alcune possibilità???-

-Parliamone. Seguimi nel mio studio.-

-Credo sia lei a dover seguire il mio dito... e andarsene a farsi fottere.-

-Mi avevano detto che eri una ragazza difficile, ma non credevo così.-

-Credeva non la dessi?
Difficile non è solo il contrario di facili costumi.
Psicologi perversi.-

-Ma... non intendevo dire, assolutamente, questo o qualcosa di simile...-

-Guardi, è diverso: lei non intende, perchè di dire, dice fin troppo.-






Siamo teatranti, 
su un palco scelto da altri, con una parte affidata coattivamente.
Chi si ribella è il pazzo, 
castigato dietro delle quinte, così simili a manicomi.



MaLoRe

01 aprile, 2012

I sogni dei Beat erano dei sogni talmente immortali che hanno continuato a vivere. [cit. Fernanda Pivano]


Non è uno scritto da censurare, ma è un riesumato della Beat Generation. 



Avevamo parcheggiato nei pressi della solita bettola, per consumare la nostra esperienza.

Il pre-esperienza lo conoscete già tutti: 
è sempre la stessa roba, commercializzata sempre nella stessa zona, assunta sempre nello stesso modo.

Poi arriva l'esperienza... 
e te ne rendi conto dal battito accelerato, o dal mondo trasformatosi in film dinanzi ai tuoi occhi.



Ecco, io, ricordo.

Il vetro si appannava ad ogni respiro, con lo stesso ritmo con cui il freddo mi portava a tremare. 
Mi sarei dovuta coprire meglio, perchè intravedevo la mia spalla nuda, ma gli arti erano scollegati dal cervello che continuava, invano, ad inviare l'input di coprire la spalla.

La serata non finiva mai, mi perdevo nei minuti.
Ero certa di ondeggiare sospesa, senza gravità.

All'inizio queste sensazioni, non avendole mai provate, mi spaventavano, percepivo solo la paura e la voglia di annullare questo viaggio e lo avrei fatto, se fossi stata in grado di autogestirmi. 
Al contrario, affogavo in un mare di fantasie e quando riuscivo a riemergere non potevo fare a meno di ridere e pensare: "non sono nella mia vita, consumo droga con degli sconosciuti dalle facce familiari e il mio corpo è privo di tatto. Non c'è bisogno di avere paura, non mi può accadere nulla".

Uno degli effetti più indesiderati è il bisogno di urinare, causa o conseguenza del freddo che ti assale. 
In realtà, io, non sono certa che quella pressione, avvertita, sulla vescica fosse un reale bisogno, dal momento che ero priva di qualsiasi liquido nel corpo, a tal punto da essere ricorsa al collirio per due volte.

Non ero in grado di lamentarmi, ma esternavo i miei bisogni tra le risa, ragion per cui ero costretta a ripetere "sono seria" ad ogni richiesta. Non so, dopo quanto tempo riuscì a farmi avvolgere in una coperta e farmi portare delle birre. Qualcuno mi offrì anche del cibo.

Ero lenta con il cibo, mi annoiava mangiare, così regalai quel che avevo ad un randagio, mentre le birre finivano troppo velocemente.

Abbandonata sul sedile, stavo viaggiando ad una velocità sorprendete dentro una bolla di allucinazioni vivide, tra luci gialle, ragazzi sciatti e anziani aristocratici, nel peggiore quartiere della città.

Nulla era più come il solito: 
quello era un film di cui ero la regista.

Mi piaceva troppo quell'emozione, sentirmi estranea a tutto, fuori dal mio corpo.
Ogni qual volta mi si interpellava, rientravo nel mio corpo e vedevo le dimensioni che avevo oltrepassato indietreggiare come cerchi, la realtà mi si avvicinava sempre più nitida. 
Ero staccatissima dal mondo, come Alice, cadendo in un buco, entra nel paese delle meraviglie, così, io, nel centro di un vortice tornavo e me ne andavo dalla realtà nitida e definita.
Nonostante sentire il mio nome mi risvegliasse, non riuscivo a formulare frase differente da "non so, ero altrove con la mente" e non potevo far a meno di ridere della mia condizione.

Era la sensazione più strana ed eccezionale che avessi mai provato:
distante da ogni materia, volavo sola, fredda e sorridente, come se questo volo fosse un privilegio a me, solo, concesso. Della paura ormai avevo ironizzato.

Soltanto, grazie ai contatti fisici mi ricordavo di possedere un corpo e di sforzarmi di muoverlo. 
Mi sembrava un anno prima quando ero cosciente, invece erano trascorsi solo minuti, in cui dicevo, senza nesso logico, cose tipo: "Wow, stranissimo, cioè troppo figo e... non lo so, ma è stupendo!" esterrefatta dal mondo che la lucidità nasconde.

Ho anche creduto fosse tutto, solo, un sogno, che prima o poi mi sarei svegliata e quando riuscivo a convincermi che stesse accadendo davvero, mi tormentavo su cosa avrei ricordato l'indomani e come sarebbe stato il ritorno sulla terra, lo scontro con la mia vita non alterata da sostanze. Questa è stata l'ultima paura affrontata quella sera.

Ripetevo "no no, sto bene..." agli altri, come se fossero loro a chiedermelo, invece cercavo di rincuorarmi e tornare gradualmente alla razionalità, rispondendo a domande mai fatte.

Ero un'aquilone sfuggito dalle mani di un bambino.
La prima paura: "dove volerò?" sbiadita con l'ebrezza del volare veloce, trasportato dal vento, senza più autocontrollo e, forse, senza mai più toccare terra o sbattendo violentemente contro qualcosa, prima di terminare il volo.

Anche l'ultima paura, infondata, è sparita non appena, ho raccolto le mie forze per accompagnare qualcuno alla sua dimora e rifugiarmi nel mio letto.

Il mio corpo era ridotto ad un mattone, inerme e congelato, le palpebre pesanti chiuse e la mente attiva che continuava il suo svarione, per tutta la notte.

Quella mattina non avvertì alcuna stanchezza, ed ero sbalordita dai miei ricordi:

le risa della sera, ero certa, erano di scherno verso chi non aveva provato le mie stesse sensazioni. 
Ero la fortunata. 



Forse, questo viaggio lo rifarò.



p.s: ogni riferimento a persone realmente esistite o eventi realmente accaduti è puramente casuale. 
Il testo è scritto nel rispetto verso le Opere della Beat Generation e non è un invito a drogarsi.
Il titolo del post parla delle contestazioni giovanili affrontate dalla Beat Generation, mente il testo di mia invenzione, si rifà alle descrizioni delle sperimentazioni di droghe degli autori del movimento letterario.
RIPETO: NON VUOLE ESSERE UN INVITO ALLA DROGA!!!
MaLoRe



29 marzo, 2012

Non sono strano. Sono solo un ragazzo di strada... [cit. Willem Dafoe]

n.b: questo post non vuole essere nè offensivo, nè polemico. Vuole, semplicemente, far luce su alcuni aspetti della nostra società. Chiedo, gentilmente, di non soffermarsi a quel che si può leggere, ma di calarsi dentro ogni singola parola. Grazie.





-Ci stavo pensando da un pò:

dovrebbero abolire l'usanza di presentarsi con "piacere" prima ancora di pronunciare il proprio nome.
Come possiamo sapere se sarà un piacere?-




Al mio collo, da oggi, appenderò un cartello che avverta la gente di girarmi alla larga e mi presenterò con il nome dei miei peccati.

Al mio primo tatuaggio, qualcuno era incredulo.
Un collo, con un codice a barra, susseguito da un "made in China" era insolito e antiestetico su una ragazza, dicevano. Io, ho sempre creduto che di antiestetico nel mio tattoo ci fosse il significato, dopotutto in pochi, o forse nessuno, investigava oltre al "siamo prodotti della società".

La verità è, che prima o poi, si deve scegliere se morire o disintossicarsi.
Ovviamente la scelta giusta è la più difficile, ma non siamo nati, tutti, eroi, bensì c'è chi ha l'etichetta "made in China" cucita nella testa. 

La questione è che nessuno può accusarci se sbagliamo.
Sbagliare significa adempiere ai propri doveri modificandone, involontariamente, qualcosa. 

Non possono metterci al rogo, finchè peccheremo involontariamente.

Siamo tutti peccatori:
chi di fatto, chi di teoria.
La differenza? 
Il coraggio di esprimere i propri piaceri, di esaudire i propri peccati.

Poi ci sono quelli come me, quelli che ci aggiungono l'aggettivo "involontario".
Badate, non prendete questa aggiunta come codardia, perchè, come prima ho detto, la strada giusta viene scartata con una scelta, in cui prendi atto di essere un debole e ti assumi le conseguenze.

Ci aggiungo "involontario" perchè fa furbo, fa figo:
commetto un peccato che chiamerò sbaglio, per cui nessuno potrà giudicarmi.
Capite?

Domani, queste parole le troverete nella bocca di chissà quanti altri giovani,
perchè basta poco per passare da "bad girl" a "it girl"...

...e la moda porta assuefazione.




MaLoRe

19 marzo, 2012

Posso scegliere come morire?


Se fossi stato un uomo, sarei morto come sarei nato:
uscendo da una donna.

Invece sono una donna:
posso morire solo come le nonne dei miei amici.



MaLoRe

26 febbraio, 2012

Voglio brillare.



Colami in questa miscela di colori.

Intingimi nella porpora.

Voglio brillare se pur artificialmente.




MaLoRe

14 febbraio, 2012

Le favole sono, forse, metafore.



"Serve carburante a questo corpo per andare avanti" 
disse qualcuno e presto qualcun'altro giunse con del cibo.

Il corpo si nutrì, si mosse, due passi e ricadde su se stesso.

"Portate altro tipo di carburante" 
si sentì ordinare, come se non si sapesse se quella macchina andasse a metano o diesel.

Arrivò dell'acqua. 
Il corpo di dissetò, pronunciò qualche parola e ricadde nel suo silenzio.


Una donna, nella folla, alla folla, disse: 
"Pensate ad una macchina, a cui voi mettete olio e acqua, ma non carburante.
Quella macchina non camminerà mai.
Voi avete dato olio e acqua a questa macchina umana, ma non il carburante."

"Qual è il carburante, allora?" 
la gente domandava.

"La felicità... 
e non c'è felicità migliore dell'amore" rispose la donna "le favole sono, forse, metafore. 
Questo corpo dormirà ancora, fin quando il suo principe lo bacerà."



MaLoRe


07 febbraio, 2012

Neve.




Ondeggiano nel cielo fiocchi di neve,
colorandosi delle luci della città,
come pezzi di nuvole che cadono giù,
mascherandosi d'arlecchino.

Il grigio del cemento,
questa sera, è avvolto 
in un soffice manto candido.

Piccoli e delicati batuffoli,
forse, zucchero filato,
ricoprono ogni amarezza
della tetra quotidianità. 

Chissà se qualcuno, oltre me,
è indeciso tra farfalla o angelo,
lasciandosi cadere 
sulla distesa immacolata.

Volano, verso di noi,
le carezze di questo cielo pallido,
sotto il quale siamo ancora bambini.

Soffia un vento fresco,
posando petali eterei 
sulle nostre chiome.

Oggi, sento che
posso credere nella magia
e vedo, la regina delle nevi,
intrecciare, amorevolmente,
i miei capelli con perle celestiali.

Se guardate attentamente le stelle,
scorgerete una fatina scuotersi,
regalandoci questa pioggia
di polvere miracolosa.

Durante la notte,
per chi vuol essere audace,
dalla finestra aperta
qualcuno, simile ad un Peter Pan,
verrà a prendervi per farvi volare
e, domani mattina,
sarà il sogno più dolce che ricorderete.

Un paesaggio idilliaco
è quello che l'uomo delle nevi
disegna per noi.

Oggi,
ci muoviamo in un mondo,
disegnato disarmato,
dove vergini e bambini
pattinano felici 
su laghi cristallizzati.

Ma domani,
quando l'opera sarà terminata
e l'autore, ci proteggerà, 
orgoglioso, in una cornice,
il nostro calore scioglierà i colori
ed i nostri respiri appanneranno il vetro,
così che nostro padre non saprà vederci per restaurare.

Resterà solo il ricordo,
finchè nuova porpora bianca sarà spruzzata su noi,
dell'innocenza del bimbo
che scrive "viva la neve",
ignaro che tutto ciò è detersivo con cui,
chi ci ha creato, ci pulisce, ogni tanto,
dallo sporco di cui ci macchiamo.



MaLoRe

19 gennaio, 2012

Certamente, il cielo è sul mondo.



Non è che il vento non soffia
dalle mie parti,
è che soffia fino al mio sole.

Ci sono sempre le stesse nuvole a coprirlo,
fatta eccezione per quelle che si aggiungono.

Sotto questo cielo
viviamo vite parallele:
non uguali,
ma simili.

Per la teoria
il mondo è bello, perchè è vario.

Per la pratica
il mondo è mediocre, perchè è simile.

Guardo il cielo piangere
e mi consolo, perchè 
qualcuno, nel mondo,
è seduto come me 
sotto la stessa pioggia.

Parlo con la gente
e mi annoio, perchè
mi racconta di un mondo 
che già conosco.

Chissà se aldilà 
di quel sole che non vedo mai,
c'è un mondo senza nuvole.

In teoria, 
se il mondo è bello perchè è vario,
oggi,
sono sola nel mio pensiero.

In pratica,
se il mondo è mediocre perchè è simile,
oggi,
non sono sola nel mio pensiero.





MaLoRe

27 dicembre, 2011

Non mi aspetterei nulla dalla vita, se non aspettassi te.


Ho bisogno di te
per staccare da questa vita che
non mi dà abbastanza.

Ho bisogno di star con te
per essere sia burattino che burattinaia.

Ho bisogno di vederti
per ricordarmi che
è meglio se resto con me.

Tanto domani sarà come oggi:
senza futuro e senza soldi,
ancora merce di scambio 
ed ancora vittime del tempo.

Tu sei una variabile costante
in una vita che non fa per me.

D'amore posso averne abbastanza,
qui con te,
ma non ho bisogno di una storia che
non durerà.

Siamo dei soprammobili che
a vicenda si spolverano,
ogni tanto,
in cerca del profumo del nuovo.

Ma siamo sempre noi:
cambiati, lavati,
che ci incontriamo nella notte
per non guardarci negli occhi.

Sempre figli di nessuno
alla ricerca di un'adozione. 

Ho bisogno di te 
nei momenti di lucidità,
perchè sei il giusto nel mio errore.

Nella notte in cui ci sei,
i postumi delle dosi
sono come l'effetto che li precede.

Quella dose di adrenalina pura
iniettata direttamente nelle vene
è la giusta scarica elettrica
in questo mondo dove l'elettricità costa troppo,
per noi.

Scelgo questa vita,
perchè drogata non posso dire
se è meglio Berlusconi o Monti,
perchè la notte è illuminata dal riflesso del sole
ed io, riflesso di una persona, mi sento in compagnia,
perchè tu sei una morale senza etica
che mi fa sentire un'etica senza morale.

Insieme, 
sembriamo meglio di quelli che siamo da soli
ed io, qualche volta,
ho bisogno di sentirmi meglio.

Vivo prendendo quota, perdendo quota
perchè il mio corpo, piccolo durante il volo,
al termine della corsa,
nello schiantarsi, possa espandersi.

In punto di morte saprò dire
sono grande.

Ovunque tu sia, ora,
con chiunque tu sia, ora,
lo so, che questa notte
sarai da me,
con me.

Questo aspetto, ogni notte:
voltarmi nel letto e trovarti,
anche se sul collo hai il rossetto
di una prostituta...
diversa da me.

L'importante è che io resti la tua prostituta preferita,
almeno che le sodomizzazioni 
che tacitamente accetto ogni giorno
dalla vita e dalla società,
mi rendano la tua prescelta puttana.



MaLoRe