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23 luglio, 2013

Gelosia.

Innamoratissimi.

Io amo lui, lui ama me.

Gli amici ci cantano già la marcia nuziale. 

Strimpella anche nella mia testa, finchè inizia a stonare:

che gambe lunghe, che abbronzatura, quelle fossette, quelle anche, quei riccioli, quelle curve...

bassa, grassa, tozza, spettinata, fragile, bianca inizio a sentirmi.

Una tristezza, un senso di inadeguatezza che non riesce a prendermi:

io sono cattiva.

Al "che" sono già al rogo, alle "curve" sono sventrati.


Lurida, squattrinata, bizzoca, noiosa, insignificante, comune, ragazzina...
destinata ad avere uomini altrui e non propri,
eccoti servita il mio uomo, 
mangia gli avanzi, 
facci pure la scarpetta, così che nessuno possa prenderlo ancora.


Loro dicono che le mie scenate e i miei dispetti sono infantili,
io dico che sono una giusta via di sfogo:

io non sono una monotona, moralista, impostata;
io sono carne ed emozioni.

Tu sei cattiva,
mi accusa lei, per paura lui torna da te,
ed io confermo:
paura ed eccitazione vanno di pari passo.



MaLoRe



22 marzo, 2013

Culatello.


   Camice bianco e coltello,  
  strappavi brandelli di carne  
  da portare al macello.  

  Non ero un maiale,  
  anche se ai tuoi occhi  
  mi rendevi tale.  

  "Culatello" urlavi,  
  affettandomi.  



MaLoRe

20 dicembre, 2012

♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥


   Maledetto cuore,  
  fai attenzione o  
 finirai per sciuparmi il ricordo, 
 a furia di comprimere 
 il suo volto contro il mio torace, 
   ad ogni battito.  



MaLoRe

17 novembre, 2012

Pia non è pia.




Pia, il tuo cuore batte violento contro il petto,
finirà per oltrepassarlo.
Il tuo stesso canto acuto ti renderà sorda,
a furia di guardare l'astratto ti accecherai. 

Oh Pia, con quale dolcezza commetti i tuoi errori,
con cotanta grazia pecchi.

Scotti, Pia, bruci, Pia,
le tue carezze scintillano.

Un calore piacevole ti avvolge,
riscaldi anche i cuori più freddi,
ma queste fiamme sono troppe:
con te è l'inferno.

Pia, che nome eretico su di te,
devota alla lussuria infettiva.

Soldi, Pia, sesso, Pia
è tutto ciò che tu chiami felicità ed amore, Pia.

Non posso starti accanto,
ripeto il tuo nome come un ossesso,
mi hai contagiato.

Oh Pia, perchè continui ad ammalare altra gente?

E' gelosia, Pia, non è moralità,
con te ho perso anche questa.

Basta Pia,
smettila di non essere Pia, sii pia.



MaLoRe

24 ottobre, 2012

Scusate.



"Sei sempre lì. Mi circondi. Sei la scatola che racchiude i miei sogni.

...


Traducimi questo amore:
ho voglia di sentire cose futili."

Silenzio.



La poesia è il vuoto tra un verso e l'altro, il romanticismo è il Silenzio. 
L'autrice è una mano legata, il fine è una richiesta.



MaLoRe

08 agosto, 2012

Il mio disegno in versi.


Sono un artista, un pittore, uno scapestrato
e questi sono dei versi per lei,
 anche se con la penna sono meno bravo.

Scrivo del pennello che colora i suoi fianchi,
della tela che da giaciglio le fa,
nelle sere che con me si corica
e insieme vegliamo la notte.

Quelle notti, in cui, sogno 
la sua voce e, le mie mani 
accarezzandomi, sperano nei suoi boccoli.

Ma poi lei arriva,
arriva veramente, nel pomeriggio
e butta giù tutto.

Il suo corpo lo butta lì,
dove, quando sarà andata via,
la cercherò: sul mio letto.

La disegno nuda,
l'accarezzo con le tempere,
sorrido al suo sorriso,
la amo nel modo sbagliato.

La amo di un amore platonico,
mentre svengo o vengo,
sulla donna che è nei miei ritratti.

Lei che gioca con i sentimenti,
lei che non bacia se non prova amore,
ma non ti dice di no e 
si diverte con te, come farebbe con me,
è sul mio letto,
non sul mio disegno.



MaLoRe


03 maggio, 2012

Fame.

[...]

Aveva un cuore di qualche taglia più piccolo dell'amore. Quello che avanzava lo riciclava sotto le lenzuola.

Sembrava non saper gestire i sentimenti:
viste le carezze, dolorose come sberle e i baci, pungenti come pizzichi,
che vendeva ad un prezzo salato... di lacrime.

Aveva scelto di barattarsi per saziare quella fame di felicità.

[...]

MaLoRe

15 aprile, 2012

Nessuno che insegni ad amare, o in famiglia si impara ad odiare.



Rifocilla nella rabbia di chi vede un mondo troppo piccolo e stretto,
privo di qualsiasi forma d'affetto.



Scontata, 
come un ammazzato che odia i propri assassini.

Tatuata,
con impronte sul volto, 
i segni delle sbarre che spinge,
ogni volta che vuole vedere oltre.

Ultima,
nella corsa della carriera.

Condannata,
come solo questa Italia può,
da innocente peccatrice.

Insultata,
per buongiorno e buonanotte.

Ubriaca,
di pettegolezzi violenti,
come spade trafitte nell'udito
e parole schiaffeggiate sul cuore.

Ferita,
con sentimenti di ferro spinato.

Arresa,
nel guardar scorrere treni
di sola andata, 
per destinazioni di successo.

Sola,
sia in un letto singolo, sia in uno per due.

Sveglia,
come una qualsiasi civetta o gufo,
durante la notte,
per cantare il proprio verso.

Schiava,
di una famiglia che l'ha disconosciuta.

Addobbata,
con gioielli e fiocchi,
come un pacco regalo o merce in vetrina,
ma pur sempre scarto di magazzino impreziosito,
affinchè lasci spazio alle novità.

Depressa,
perchè, unica cosa, accessibile.

Incapace,
o propriamente inabilitata,
a reagire ed evadere.





MaLoRe



06 aprile, 2012

Amoressia.

Amico mio,
oggi canto d'amore.

L'ho conosciuto 
nel sottobosco della mia città,
mentre beveva birra a volontà.

Vestiva tacchi alti e sedeva sul tavolo, con gli abiti che le fasciavano le curve, regalandomi le fantasie più perverse. 
Mi avvicinò con la scusa dell'auto in panne.

Leggevo nei suoi occhi cose che stonavano con la sua bocca, forse era un diavolo vestito da angelo o semplicemente una creatura angelica a cui strappare l'aureola.

Era l'enciclopedia della droga quella donna: 
diceva che con gli occhi rossi riusciva a guardare più in profondità.

Sapevo cosa dirle, ma le parole si perdevano lungo la lingua.

Oggi, il suo ricordo mi percuote la mente
e di lividi, i miei neuroni, riveste.

Affetto da amoressia,
finchè non sarà mia.


MaLoRe

14 febbraio, 2012

Le favole sono, forse, metafore.



"Serve carburante a questo corpo per andare avanti" 
disse qualcuno e presto qualcun'altro giunse con del cibo.

Il corpo si nutrì, si mosse, due passi e ricadde su se stesso.

"Portate altro tipo di carburante" 
si sentì ordinare, come se non si sapesse se quella macchina andasse a metano o diesel.

Arrivò dell'acqua. 
Il corpo di dissetò, pronunciò qualche parola e ricadde nel suo silenzio.


Una donna, nella folla, alla folla, disse: 
"Pensate ad una macchina, a cui voi mettete olio e acqua, ma non carburante.
Quella macchina non camminerà mai.
Voi avete dato olio e acqua a questa macchina umana, ma non il carburante."

"Qual è il carburante, allora?" 
la gente domandava.

"La felicità... 
e non c'è felicità migliore dell'amore" rispose la donna "le favole sono, forse, metafore. 
Questo corpo dormirà ancora, fin quando il suo principe lo bacerà."



MaLoRe


04 febbraio, 2012

Siamo quelli...


Siamo quelli
dai sogni irrealizzabili,
che ogni sera si perdono nell'alcol,
perchè, solo così,
si sentono più vicini alla meta.

Siamo quelli
dai pessimi ideali,
che ogni sera vengono esiliati,
perchè, solo così,
si sentono vivi.

Siamo quelli
dai soldi rubati,
che ogni sera sperperano il denaro,
perchè, solo così,
si sentono ricchi.

Siamo quelli
dagli amori impossibili,
che ogni sera vanno ad amanti,
perchè, solo così,
si sentono amati.

Siamo quelli
dalla droga legale,
che ogni sera fumano,
perchè, solo così,
si sentono bravi.

Siamo quelli
dagli amici saltuari,
che ogni sera si presentano,
perchè, solo così,
si sentono sociali.

Siamo quelli
dalla famiglia in disaccordo,
che ogni sera scappano,
perchè, solo così,
si sentono bene.


Siamo quelli
e non siamo mai noi.



MaLoRe

01 febbraio, 2012

Mamma, affogo nell'amore.

<Mamma,
cosa mi sta succedendo?
Non l'ho mai provato prima.

Non so più nuotare, in questo mare d'affetto, dove ci sono onde che mi sovrastano.
Risucchi, troppo forti, mi trascinano, sempre, verso lo stesso scoglio, su cui lui impera.

Madre,
sono qui che cerco, ancora, il tuo abbraccio, per ripulirmi da un tocco che mi ha scosso,
mosso ogni organo che, staticamente, soggiorna nel mio corpo.

Oh, mamma, ti chiedo solo di volermi ancora bene, 
anche ora che la depravazione si sta impossessando di me.

Lui, stregone, con catene invisibili mi lega a sè
ed io nelle sue magiche grinfie vorrei morirci.

Forse, mi droga.
Sicuramente lo fa.
E' da un pò, ormai, che ho bisogno di lui... 
o della sua droga.

Come se i sensi si accendessero, lo stomaco bruciasse e il cuore si sciogliesse.
Sarò, anche, allergica a lui o le sue membra sono composte da spilli.

Ogni volta che i nostri corpi si sfiorano, mi pungo e la pelle continua a pizzicarmi per un pò.

Mamma, corri qui, da me.
Ho paura ed è una paura piacevole.

Ho terrore di me, del piacere che provo impaurendomi.

Salvami, mamma.
Giurami che lui non mi farà del male.

Ho fatto un sogno, questa notte.
Sono certa che il mio subconscio volesse avvisarmi di restare in guardia, 
scappare da lui.

Mi contorcevo nel mio letto.
Lui, era un vampiro che con le sue zanne mi mordeva il collo.

Mi vergogno, madre.
Questa notte mi formicolava tutto, 
mentre lasciavo, nel sogno, lui, cibarsi di me.

Temo di non starci più con la testa e la sua presenza peggiora la mia malattia.
Basta il suo profumo per inebriare la mia mente, addormentando i neuroni.
E non rispondo più delle mie azioni.

Mamma, portami via di qua.
Piangerò andando via, piango già chiedendotelo.
Mi mancherà lui, uomo o bambino non l'ho ancora capito,
ma mio assassino.

Eretico mago che mi ha soggiogata,
sottomessa a lui, mi sento,
in una piacevole posizione di trionfo 
mi allontanerò da ciò che più desidero,
senza mai voltarmi per non bagnarmi delle sue lacrime.

Mamma, mentre preparo la valigia,
c'è un'ultima cosa che vorrei dirti.

Ieri lui, quando indossava la maschera del fanciullo,
mi ha detto: 
"Morirei per te."

Dobbiamo andarcene,
il più in fretta possibile,
io non voglio che muoia.>




<Figlia mia,
quel mare è un oceano chiamato amore.

Non devi aver paura, tu sei una sirena ed il tuo subconscio non ti metteva in guardia da lui, ma bensì ti incitava a tuffarti dal suo stesso scoglio, per nuotare insieme.

Io, sono sempre qui, in riva, a controllare che non ti allontani troppo 
e ad aspettare che tu venga, per poi tornare a bagnarti, 
a raccontarmi dell'acqua limpida e trasparente
o a lamentarti dell'acqua che ti ha bruciato gli occhi.>



MaLoRe

06 gennaio, 2012

Epistole Saffiche

"Farfy,
mi sento sciocca scrivendoti questa lettera, ma, al tuo fianco, mi sono sempre sentita una sciocca.


Tu, con un nome cucito perfettamente sul tuo corpo:
una farfalla leggiadra.


Io, con un nome sbagliato, finchè tu mi hai chiamata Trilli:
la tua Trilli, colei che, dicevi, ti permetteva di volare.

Oh Farfy, 
mi hai sempre fatta sentire speciale, 
anche, semplicemente, dandomi la mano e cercando lo spazio,
nella calca di gente, per me.

Ricordo i viaggi in macchina.
Tu, convinta che le cinture non fossero abbastanza per me, ad ogni frenata mi paravi con il tuo braccio.

Mi prestavi i tuoi sogni e mi accoglievi ogni sera nel tuo giro.
Mi raccontavi di te, dei tuoi uomini, dei tuoi aperitivi.
Mi dicevi che un giorno anch'io avrei avuto una vita piena e, insieme, ci saremmo divertite.

Che donna eri, Farfy, 
come una madre ti prendevi cura di me e come un'amica mi coinvolgevi nelle tua vita
ed io,  tua coetanea
eppure ancora così inesperta al tuo confronto, sognavo,
un giorno, di essere come te.

Non riuscivo a vedere nient'altro che 
la dolcezza con cui ti preoccupavi per tutti, 
l'eleganza con cui affrontavi i problemi, 
la femminilità con cui ammaliavi chiunque 
ed ogni giorno che passava, ero sempre più persa di te.

Non mi ero accorta che tu eri la donna ed io la bambina.

Scherzando mi sfioravi le labbra, ed io
sognavo come sarebbe stato con un uomo, se mai anch'io lo avrei provato.
Ma la notte sentivo ancora il tocco soffice e caldo della tua bocca.

Ero nelle tue mani Farfy, e tu lo sapevi.

Con cautela mi maneggiavi, mi voltavi e giravi come volevi.

Sparivi, andavi con i tuoi uomini, trascorrevi le tue serate e poi ricomparivi, con le tue frasi dolci, con il tuo sorriso, con la tua bellezza e mi ricompravi.

Quanti anni ho perso dietro il tuo trucco, 
quanti anni senza mai capire che fosse successo, 
quanti anni credendo fossi una falsa amica.



Ma, oggi, ho capito tutto.


Fuggivi dal mio amore, consapevole di aver aggirato un cuore vergine ed i sensi di colpa ti portavano a raccontarmi di un uomo a cui ero destinata.


Conoscevi il potere del tuo fascino e, con quello, mi riavvicinavi ogni volta, quando tornavi dalle tue scappatelle, che, adesso,  sono sicura coinvolgessero anche donne.


Quella sera, sapevi cosa stessimo facendo e chissà quante altre volte lo avevi, già, fatto.
Invece io, stupida ed ingenua, credevo fosse la prima volta anche per te.


Invece io, ti credevo.
Ero sicura tu cercassi di toccare il mio cuore con le tue dita.


Ora, mi accorgo che le tue mani, dentro me, cercavano, 
solamente, il punto che mi avesse sottomesso meglio a te, 
ma non di certo il mio cuore per accarezzarlo.

Farfy, mia croce e delizia, il mondo intero aveva capito che ti amavo, eccetto me.

Il mondo intero ci additava e tu ci proteggevi, evitavi che io sapessi cosa si dicesse di noi.
Impedivi che io capissi di amarti.

Ma ora? Ora che sei andata via? 

Mi hanno sbattuto in faccia la verità ed io me ne sono vergognata.
No, non mi sono vergognata di amare te, ma mi sono vergognata di non averlo capito prima.

Ti prego Farfy, torna da me. 
Le tue gambe non sanno camminare e le tue ali hanno bisogno della mia polvere.


La polvere che ti faceva volare, erano i miei occhi innamorati, vero?
Quel giorno, quando mi chiamasti Trilli, mi avevi detto che ero innamorata di te, vero?


All'epoca non potevo capire, ma ora si.
Ora mi manchi e ti desidero ogni minuto.


Se tornassi ti amerei, senza idolatrarti. 
Promesso.


Con struggente amore,
la tua Trilli."




"Mia cara Trilli,
ragione del mio volo,
splendore delle mie ali...

le donne sono state il mio passatempo e gli uomini il mio giocattolo, 
ma tu sei stata il mio amore.

Non c'è più ragione per cui io risponda alla tua lettera. 
Sono moglie e madre, ormai.

Spero tu possa dimenticarmi al più presto e che tu possa trovare il vero amore, qualunque sia il suo sesso.

Ti bacio le guance, piccola Trilli.

La tua ex Farfy."



N.B: garantisco che le lettere sopra riportate sono di mia invenzione.
        Per tanto ogni riferimento, a persone realmente esistite o fatti realmente accaduti, è puramente casuale.

MaLoRe


27 dicembre, 2011

Non mi aspetterei nulla dalla vita, se non aspettassi te.


Ho bisogno di te
per staccare da questa vita che
non mi dà abbastanza.

Ho bisogno di star con te
per essere sia burattino che burattinaia.

Ho bisogno di vederti
per ricordarmi che
è meglio se resto con me.

Tanto domani sarà come oggi:
senza futuro e senza soldi,
ancora merce di scambio 
ed ancora vittime del tempo.

Tu sei una variabile costante
in una vita che non fa per me.

D'amore posso averne abbastanza,
qui con te,
ma non ho bisogno di una storia che
non durerà.

Siamo dei soprammobili che
a vicenda si spolverano,
ogni tanto,
in cerca del profumo del nuovo.

Ma siamo sempre noi:
cambiati, lavati,
che ci incontriamo nella notte
per non guardarci negli occhi.

Sempre figli di nessuno
alla ricerca di un'adozione. 

Ho bisogno di te 
nei momenti di lucidità,
perchè sei il giusto nel mio errore.

Nella notte in cui ci sei,
i postumi delle dosi
sono come l'effetto che li precede.

Quella dose di adrenalina pura
iniettata direttamente nelle vene
è la giusta scarica elettrica
in questo mondo dove l'elettricità costa troppo,
per noi.

Scelgo questa vita,
perchè drogata non posso dire
se è meglio Berlusconi o Monti,
perchè la notte è illuminata dal riflesso del sole
ed io, riflesso di una persona, mi sento in compagnia,
perchè tu sei una morale senza etica
che mi fa sentire un'etica senza morale.

Insieme, 
sembriamo meglio di quelli che siamo da soli
ed io, qualche volta,
ho bisogno di sentirmi meglio.

Vivo prendendo quota, perdendo quota
perchè il mio corpo, piccolo durante il volo,
al termine della corsa,
nello schiantarsi, possa espandersi.

In punto di morte saprò dire
sono grande.

Ovunque tu sia, ora,
con chiunque tu sia, ora,
lo so, che questa notte
sarai da me,
con me.

Questo aspetto, ogni notte:
voltarmi nel letto e trovarti,
anche se sul collo hai il rossetto
di una prostituta...
diversa da me.

L'importante è che io resti la tua prostituta preferita,
almeno che le sodomizzazioni 
che tacitamente accetto ogni giorno
dalla vita e dalla società,
mi rendano la tua prescelta puttana.



MaLoRe



21 dicembre, 2011

Ti amo e non dovrei.




Parto
per una vita senza te,
da una stazione
dove tu ci sei.

Un addio
che non sapremo mantenere:
è l'ultimo bacio,
prima di piangere il mio cuore
morto sulle rotaie.

Il viaggio inizia,
ma mi accorgo di aver perso
le valigie con la pazienza.

Fuggo dalla mia meta
in contro alla mia metà.

Insieme cercheremo un rifugio
dove nascondere questo amore illecito.

Scappo dal treno in corsa
verso le tue braccia:

ti amo e, lo so che, non dovrei.

Siamo due cuori che si attraggono
in una realtà che li respinge.





MaLoRe

11 dicembre, 2011

Quella volta. Quello scambio.

[...]


La prima volta che la vidi, riluceva per un trucco brillantinato.
La seconda volta che la vidi, riluceva in una maglia scintillante.
La terza volta che la vidi, riluceva con accessori luccicanti.
La quarta volta che la vidi, riluceva per una borsetta paiettata.
La quinta volta che la vidi, riluceva per i capelli raccolti con qualcosa di lucente.
La sesta volta che la vidi, riluceva in scarpe sfavillanti.
La settima volta che la vidi, riluceva con uno smalto risplendente.




"Signorina, ogni suo ingresso mi abbaglia. Illumina più delle stelle."
Forse fu così che la conquistai.




La prima volta che uscimmo insieme, lei, era di un brillante vivace.
La osservavo cercando il dettaglio luminoso, ma non ne trovai, fin quando lei sorrise.


Ecco, il dettaglio luminoso:
quel giorno aveva indossato il suo sorriso.


La prima volta che ci coricammo insieme, lei lampeggiava così forte da riscaldare, poi scottare e infine bruciare.


Capite bene, mai avrei potuto lasciare la mia luce e il mio fuoco,
ma quel bar, culla e letto di morte del nostro amore, cosa mi riservava per il futuro non l'avrei mai potuto sapere.


[...]

La prima volta che la vidi, mi porse il suo collo.
La seconda volta che la vidi, mi tese le sue caviglie.
La terza volta che la vidi, mi mostrò la sua schiena.
La quarta volta che la vidi, mi regalò la sua pancia.
La quinta volta che la vidi, mi offrì i suoi seni.
La sesta volta che la vidi, mi presentò le sue cosce.
La settima volta che la vidi, mi diede il paradiso.




"Signore, ogni suo ingresso mi abbaglia. Bagna più della pioggia."
Forse fu così che mi conquistò.




[...]


Quel bar, un giorno mi presentò l'amore e l'altro dopo, mi presentò la passione.




Adesso, ovunque vada, sento:
 "Non scambiate la passione per amore",
 ma all'epoca, quando ne avrei avuto bisogno, nessuno mi avvertiva di non fare questo scambio.


In fin dei conti, come avrei potuto evitare che ciò accadesse? 


Il cuore non lo vedo, la carne si.
Il cuore non lo sento battere, la carne la sento desiderare.


L'amore è nascosto dentro il cuore, la passione è in mostra sulla carne.



Oh, quanto è debole il cuore rispetto ai lembi più estremi del corpo.


Come potevo percepire il canto dell'amore sotto le urla della passione?


[...]

MaLoRe