Visualizzazione post con etichetta saggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta saggio. Mostra tutti i post

13 novembre, 2013

Inoccupata ed inedita.


Sarebbe stato più semplice domandarle cosa non facesse nelle vita, così lei avrebbe risposto, uno svelto ed esauriente, tutto.

Ma la gente continuava a porle la domanda opposta e lei puntualmente elencava:
"faccio la figlia, la sorella, la fidanzata, l'amica, la nemica, la nipote, la conoscente... e se avanza tempo, anche, la disoccupata."

In realtà lei era un'artista, era sempre a lavoro, perchè un'artista non va mai in vacanza o in pausa e non è nemmeno roba da poco: 
"non è semplice lavorare senza riconoscimenti, senza ricompense. E' difficile essere inediti." sosteneva lei.

Che stesse meglio di altre era una faccenda abbastanza discutibile, del resto le sue giornate le trascorreva scappando da quella domanda o sorbendosi la predica derivante dalla risposta, però elargiva sorrisi alla pari o superiori alle altre ed è questo che fregava la gente.

Un pò per questo, forse, continuavano tutti a sfilarle davanti con un libretto universitario o con un contratto discutibile,le telefonavano se non potevano partecipare alla sfilata.

O forse no, forse era solo questione di sadismo e soddisfazione personale e lei sapeva bene che era a quel punto della vita in cui non esistono più complici, ma solo concorrenti e pareva non importarle più di tanto, come se l'arte la soddisfacesse.

Ma pareva soltanto. 
Diceva che si guadagnava di più ad essere disoccupati che artisti e lei, per lo Stato, era inoccupata. 


MaLoRe


23 luglio, 2013

Gelosia.

Innamoratissimi.

Io amo lui, lui ama me.

Gli amici ci cantano già la marcia nuziale. 

Strimpella anche nella mia testa, finchè inizia a stonare:

che gambe lunghe, che abbronzatura, quelle fossette, quelle anche, quei riccioli, quelle curve...

bassa, grassa, tozza, spettinata, fragile, bianca inizio a sentirmi.

Una tristezza, un senso di inadeguatezza che non riesce a prendermi:

io sono cattiva.

Al "che" sono già al rogo, alle "curve" sono sventrati.


Lurida, squattrinata, bizzoca, noiosa, insignificante, comune, ragazzina...
destinata ad avere uomini altrui e non propri,
eccoti servita il mio uomo, 
mangia gli avanzi, 
facci pure la scarpetta, così che nessuno possa prenderlo ancora.


Loro dicono che le mie scenate e i miei dispetti sono infantili,
io dico che sono una giusta via di sfogo:

io non sono una monotona, moralista, impostata;
io sono carne ed emozioni.

Tu sei cattiva,
mi accusa lei, per paura lui torna da te,
ed io confermo:
paura ed eccitazione vanno di pari passo.



MaLoRe



01 luglio, 2012

Bitch Generation.



"Prima c'era la Lost Generation.
Poi venne la Beat Generation, molto simile alla prima.
Ora c'è la Bitch Generation, ispirata alla seconda.


Bitch come donna:
 la vera rappresentante di questa controcultura.



Con il movimento Bitch si passa da donna-oggetto, a donna-immagine. 
La differenza è che la donna-oggetto si lasciava maneggiare, mentre la donna-immagine si lascia solo guardare.


Le aderenti, a questo nuovo filone, si distinguano per il look vintage, ispirato alle pin-up e per i numerosi strappi riportati sui loro capi di abbigliamento.


Se le donne sperimentano ogni sostanza in grado di alterare il loro equilibrio psico-fisico su un palcoscenico, gli uomini dietro le quinte fanno altrettanto.


Come ogni controcultura, anche questa ha le sue contestazioni giovanili e quella più famosa è proprio la battaglia delle donne, desiderose di riscattarsi. 
Pare che la loro arma sia mettere in mostra il corpo per gridare di non essere solo corpo, quando una mano le prova a toccare e alterarsi per mostrare di sapersi divertire quanto un uomo, per convincere di meritare anche l'esenzione da determinati pregiudizi...


... e scrivono su un blog o su una pagina fb, per scusare le poche attitudini intellettuali con un'intelligenza artistica.







Firmato 
una Bitch."


MaLoRe


20 aprile, 2012

Siamo tutti figli.

Siamo tutti figli di Dio.
Si dice sia un dogma.

Eppure, sono sicura che non sia vero.
Sono sicura che sulla terra ci siano anche figli altrui.




Ne ero sicura fin da piccola.
Anche al catechismo:


<Lo dicono tutti che assomiglio al mio papà. Io sono sua figlia. 
Sto tizio manco lo conosco e, sono certa, che manco mamma lo conosca.>




MaLoRe

01 aprile, 2012

I sogni dei Beat erano dei sogni talmente immortali che hanno continuato a vivere. [cit. Fernanda Pivano]


Non è uno scritto da censurare, ma è un riesumato della Beat Generation. 



Avevamo parcheggiato nei pressi della solita bettola, per consumare la nostra esperienza.

Il pre-esperienza lo conoscete già tutti: 
è sempre la stessa roba, commercializzata sempre nella stessa zona, assunta sempre nello stesso modo.

Poi arriva l'esperienza... 
e te ne rendi conto dal battito accelerato, o dal mondo trasformatosi in film dinanzi ai tuoi occhi.



Ecco, io, ricordo.

Il vetro si appannava ad ogni respiro, con lo stesso ritmo con cui il freddo mi portava a tremare. 
Mi sarei dovuta coprire meglio, perchè intravedevo la mia spalla nuda, ma gli arti erano scollegati dal cervello che continuava, invano, ad inviare l'input di coprire la spalla.

La serata non finiva mai, mi perdevo nei minuti.
Ero certa di ondeggiare sospesa, senza gravità.

All'inizio queste sensazioni, non avendole mai provate, mi spaventavano, percepivo solo la paura e la voglia di annullare questo viaggio e lo avrei fatto, se fossi stata in grado di autogestirmi. 
Al contrario, affogavo in un mare di fantasie e quando riuscivo a riemergere non potevo fare a meno di ridere e pensare: "non sono nella mia vita, consumo droga con degli sconosciuti dalle facce familiari e il mio corpo è privo di tatto. Non c'è bisogno di avere paura, non mi può accadere nulla".

Uno degli effetti più indesiderati è il bisogno di urinare, causa o conseguenza del freddo che ti assale. 
In realtà, io, non sono certa che quella pressione, avvertita, sulla vescica fosse un reale bisogno, dal momento che ero priva di qualsiasi liquido nel corpo, a tal punto da essere ricorsa al collirio per due volte.

Non ero in grado di lamentarmi, ma esternavo i miei bisogni tra le risa, ragion per cui ero costretta a ripetere "sono seria" ad ogni richiesta. Non so, dopo quanto tempo riuscì a farmi avvolgere in una coperta e farmi portare delle birre. Qualcuno mi offrì anche del cibo.

Ero lenta con il cibo, mi annoiava mangiare, così regalai quel che avevo ad un randagio, mentre le birre finivano troppo velocemente.

Abbandonata sul sedile, stavo viaggiando ad una velocità sorprendete dentro una bolla di allucinazioni vivide, tra luci gialle, ragazzi sciatti e anziani aristocratici, nel peggiore quartiere della città.

Nulla era più come il solito: 
quello era un film di cui ero la regista.

Mi piaceva troppo quell'emozione, sentirmi estranea a tutto, fuori dal mio corpo.
Ogni qual volta mi si interpellava, rientravo nel mio corpo e vedevo le dimensioni che avevo oltrepassato indietreggiare come cerchi, la realtà mi si avvicinava sempre più nitida. 
Ero staccatissima dal mondo, come Alice, cadendo in un buco, entra nel paese delle meraviglie, così, io, nel centro di un vortice tornavo e me ne andavo dalla realtà nitida e definita.
Nonostante sentire il mio nome mi risvegliasse, non riuscivo a formulare frase differente da "non so, ero altrove con la mente" e non potevo far a meno di ridere della mia condizione.

Era la sensazione più strana ed eccezionale che avessi mai provato:
distante da ogni materia, volavo sola, fredda e sorridente, come se questo volo fosse un privilegio a me, solo, concesso. Della paura ormai avevo ironizzato.

Soltanto, grazie ai contatti fisici mi ricordavo di possedere un corpo e di sforzarmi di muoverlo. 
Mi sembrava un anno prima quando ero cosciente, invece erano trascorsi solo minuti, in cui dicevo, senza nesso logico, cose tipo: "Wow, stranissimo, cioè troppo figo e... non lo so, ma è stupendo!" esterrefatta dal mondo che la lucidità nasconde.

Ho anche creduto fosse tutto, solo, un sogno, che prima o poi mi sarei svegliata e quando riuscivo a convincermi che stesse accadendo davvero, mi tormentavo su cosa avrei ricordato l'indomani e come sarebbe stato il ritorno sulla terra, lo scontro con la mia vita non alterata da sostanze. Questa è stata l'ultima paura affrontata quella sera.

Ripetevo "no no, sto bene..." agli altri, come se fossero loro a chiedermelo, invece cercavo di rincuorarmi e tornare gradualmente alla razionalità, rispondendo a domande mai fatte.

Ero un'aquilone sfuggito dalle mani di un bambino.
La prima paura: "dove volerò?" sbiadita con l'ebrezza del volare veloce, trasportato dal vento, senza più autocontrollo e, forse, senza mai più toccare terra o sbattendo violentemente contro qualcosa, prima di terminare il volo.

Anche l'ultima paura, infondata, è sparita non appena, ho raccolto le mie forze per accompagnare qualcuno alla sua dimora e rifugiarmi nel mio letto.

Il mio corpo era ridotto ad un mattone, inerme e congelato, le palpebre pesanti chiuse e la mente attiva che continuava il suo svarione, per tutta la notte.

Quella mattina non avvertì alcuna stanchezza, ed ero sbalordita dai miei ricordi:

le risa della sera, ero certa, erano di scherno verso chi non aveva provato le mie stesse sensazioni. 
Ero la fortunata. 



Forse, questo viaggio lo rifarò.



p.s: ogni riferimento a persone realmente esistite o eventi realmente accaduti è puramente casuale. 
Il testo è scritto nel rispetto verso le Opere della Beat Generation e non è un invito a drogarsi.
Il titolo del post parla delle contestazioni giovanili affrontate dalla Beat Generation, mente il testo di mia invenzione, si rifà alle descrizioni delle sperimentazioni di droghe degli autori del movimento letterario.
RIPETO: NON VUOLE ESSERE UN INVITO ALLA DROGA!!!
MaLoRe



29 marzo, 2012

Non sono strano. Sono solo un ragazzo di strada... [cit. Willem Dafoe]

n.b: questo post non vuole essere nè offensivo, nè polemico. Vuole, semplicemente, far luce su alcuni aspetti della nostra società. Chiedo, gentilmente, di non soffermarsi a quel che si può leggere, ma di calarsi dentro ogni singola parola. Grazie.





-Ci stavo pensando da un pò:

dovrebbero abolire l'usanza di presentarsi con "piacere" prima ancora di pronunciare il proprio nome.
Come possiamo sapere se sarà un piacere?-




Al mio collo, da oggi, appenderò un cartello che avverta la gente di girarmi alla larga e mi presenterò con il nome dei miei peccati.

Al mio primo tatuaggio, qualcuno era incredulo.
Un collo, con un codice a barra, susseguito da un "made in China" era insolito e antiestetico su una ragazza, dicevano. Io, ho sempre creduto che di antiestetico nel mio tattoo ci fosse il significato, dopotutto in pochi, o forse nessuno, investigava oltre al "siamo prodotti della società".

La verità è, che prima o poi, si deve scegliere se morire o disintossicarsi.
Ovviamente la scelta giusta è la più difficile, ma non siamo nati, tutti, eroi, bensì c'è chi ha l'etichetta "made in China" cucita nella testa. 

La questione è che nessuno può accusarci se sbagliamo.
Sbagliare significa adempiere ai propri doveri modificandone, involontariamente, qualcosa. 

Non possono metterci al rogo, finchè peccheremo involontariamente.

Siamo tutti peccatori:
chi di fatto, chi di teoria.
La differenza? 
Il coraggio di esprimere i propri piaceri, di esaudire i propri peccati.

Poi ci sono quelli come me, quelli che ci aggiungono l'aggettivo "involontario".
Badate, non prendete questa aggiunta come codardia, perchè, come prima ho detto, la strada giusta viene scartata con una scelta, in cui prendi atto di essere un debole e ti assumi le conseguenze.

Ci aggiungo "involontario" perchè fa furbo, fa figo:
commetto un peccato che chiamerò sbaglio, per cui nessuno potrà giudicarmi.
Capite?

Domani, queste parole le troverete nella bocca di chissà quanti altri giovani,
perchè basta poco per passare da "bad girl" a "it girl"...

...e la moda porta assuefazione.




MaLoRe

29 novembre, 2011

I segreti più impenetrabili sono nascosti in bella vista. [cit. Dan Brown]



Il tempo scorre inesorabile, 
senza fermarsi un attimo, 
senza lasciare lo spazio per raccogliere i cocci di un cuore crepato.

Succede, con l'avanzare degli anni, che i cuori diventino sempre più piccoli,
a furia di perdere brandelli lungo il percorso della vita.

Cosa può essere un segreto, se non
uno di quei brandelli persi, di quei cocci non raccolti?

Riflettevo sulla bellezza di quell'istante in cui 
lembi di cuore si frantumano,
creando una pioggerellina di schegge vive,
nonchè di segreti decaduti.

Una bellezza effimera, quanto inutile se si pensa che 
quel frangente di tempo in cui si gode della vitalità dei suddetti scampoli del nostro cuore
verranno rimborsati dalla nostalgia e dall'incomunicabilità di essi.

Celiamo segreti, perchè è la memoria che li partorisce,
dimenticando le parti cadute del cuore.

Dicono che una fiamma rigogliosa duri poco, 
dove "fiamma" è metafora dello stile di vita di una persona.

Io dico che questo è possibile perchè 
una vita piena di emozioni lascia lungo la via più frammenti di cuore,
finchè non ne avanza abbastanza per continuare a pompare sangue
e non perchè, come vuole il luogo comune, 
superare i limiti porti alla morte.

Quanti lassi di vita possiamo perdere e dimenticare?
E quanti ne possiamo ricordare confidandoli come segreti?

"Se hai molti segreti, hai avuto una vita scandalosa.
Se hai avuto una vita scandalosa, come persona non puoi essere di certo retta."

Ed è così che possedere segreti diventa a sua volta un segreto,
pur di ripararsi dai pregiudizi,

ma se solo si sapesse che un segreto è un sentimento celato dietro un evento,
che un segreto è il passato, 
che un segreto è un pezzo di cuore per terra che non si è avuto tempo di raccogliere, 
che un segreto è la conferma che si è vissuti e non solo esistiti,

forse, potremmo piangere i nostri segreti senza nasconderci.

Confidarsi è un rito occulto, praticato clandestinamente dagli anticonformisti,
o dagli stolti, come direbbero i saggi:

i segreti sono inconfessabili, altrimenti "celati" non sarebbe loro sinonimo.

Ed è allora che vorresti rispondere ai saggi:

"Ma chi ti vuole confessare i miei segreti? 
Volevo solo dirti di averne, per potermene ricordare e compiangerli."


MaLoRe


05 novembre, 2011

Si nasce da diversi e si muore da simili.


[...]


Possiamo nascere sani o meno, ma moriremo sempre da insani.


Ci sono solo due stili di vita:

 -  uno di eccessi,
- uno di limiti.







Se nasci con dei problemi 
cercherai per tutta la vita di cancellarli, imponendoti delle regole, 
e di recuperare la parità, ma per quanto puoi fare morirai sempre da insano.

Però pari.

Perchè se nasci sano
riempirai la tua vita di esagerazioni, scansando la parità,
e questo ti condurrà all'insanità.

Qualsiasi sia l'età della Morte,
qualunque sia il modo della Morte,
la Morte arriva quando non si è sani.


[...]


MaLoRe