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27 dicembre, 2013

Evoluzione.


Si era evoluta.


Dalle taglie oversize, ai leggings punk, alle gonne, agli anelli da cocktail. 

Dalle cicchetterie, agli irish pub, ai lounge pub, ai wine bar.

Dal biliardino, al monopoli, al poker, al bigliardo.

Dalla strada, al cinema, alle feste, al teatro.

Dalla bici, al bowling, al palaghiaccio, allo scii. 

Dall'amica del cuore, alla comitiva, alla popolarità, agli amici di famiglia.

Dallo studente, al disoccupato, al laureato, al lavoratore.

Da pedona, a motorizzata, ad automunita, a passeggera.

Da single, a fidanzata, a sposata, a madre.

Da diplomata, a inoccupata, a casalinga, a proprietaria.

Da tradita, a traditrice, a desiderata, ad ammirata.


...




MaLoRe


19 aprile, 2013

Chi ha detto che ho messo la testa a posto? Chi ha cercato di infangarmi?




"Caro analista,

passano gli anni, finiscono le cure e io torno, inevitabilmente, a rivolgermi a lei.

Non credo di aver mai superato certi blocchi.

Ho smesso di scrivere, in cerca di chiacchiere, ma ho finito per partorire un altro amico immaginario e oggi mi arrendo nuovamente a non telefonarle, ma a scriverle questa lettera.

Forse il mio personaggio non è mai stato altro che un fenomeno da baraccone, con evidenti segni di sociopatia.
Io ricordo ancora, dottore, le mie non relazioni, i miei dialoghi incompresi, le volte in cui sono stata cacciata dai luoghi pubblici, i miei modi sbagliati di presentarmi e nel dubbio, dopo la sua cura, mi sono rinchiusa in me stessa, per non sbagliare ancora e convincermi di aver superato il problema.

Psicologo delle feci, il problema non è mai stato risolto e ho iniziato a soffrire di ansia-depressiva, perchè non potevo esprimermi e in più, mi ero completamente isolata.

Ora, non le scrivo per il rimborso della mia insoddisfazione, ma per denunciarla come il manipolatore corrotto che lei è. 

Se avevo bisogno di confidare le mie insicurezze, le mie paure, i miei dubbi sarei andata da un'amica del cuore, se avevo bisogno di drogarmi sarei andata dalla solita persona, se avevo bisogno di sdraiarmi su un lettino sarei rimasta a casa, se avevo voglia di far beneficenza avrei regalato tutti i miei possedimenti ad un barbone, se avevo intenzione di investire su me stessa mi sarei fatta le mammelle perfettamente simmetriche, invece mi sono rivolta a lei con la speranza che uno psicoterapeuta fosse qualcosa di più.

Invece  lei è solo uno che ha cercato di convincermi che avevo bisogno di aiuto per usufruire dei miei soldi, mentre io stavo iniziando a conoscere un sistema che non va.

Se lei lo avesse detto subito che non dovevo presentarmi col mio nome, ma con il mio conto in banca, forse avrei sofferto meno di sociopatia, se lei mi avesse chiarito subito che i sogni restano sogni e non portano da nessuna parte, forse ora avrei avuto anch'io un lavoro, invece lei mi diceva che ero malata, che non sbagliavo, che i problemi erano nella mia mente e poi quando si è stancato mi dà come cura vincente quella di omologarmi e sottostare alla materialità, alla frenesia, alla superficialità, ai numeri del mondo.

Ma che si fotta.
Sono entrata sana nella sua stanza e per un gioco di soldi, di sopravvivenza, per la legge del più forte di Darwin, lei voleva convincermi di non esserlo, nonostante ribellandomi al sistema avrei difeso anche lei, un'impotente che pur sapendo cosa stava accadendo si era lasciato corrompere.


Orgogliosa di non essere guarita secondo la revisione apportata alla sua ultima diagnosi, dopo che ha letto questa lettera."







ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramnete casuale

MaLoRe

26 settembre, 2012

Butterfly


Vorrei volare,
leggera,
su una distesa variopinta.

Libera e bella,
più di una farfalla.

Schiaffeggiata,
solo dalla brezza.


MaLoRe

23 giugno, 2012

Da grande vorrei soddisfare i tuoi capricci.



Da grande 
vorrei fare la parrucchiera:
...lisciare ogni capriccio
che si nasconde dietro
i tornanti di ogni tuo singolo riccio...



MaLoRe


15 aprile, 2012

Nessuno che insegni ad amare, o in famiglia si impara ad odiare.



Rifocilla nella rabbia di chi vede un mondo troppo piccolo e stretto,
privo di qualsiasi forma d'affetto.



Scontata, 
come un ammazzato che odia i propri assassini.

Tatuata,
con impronte sul volto, 
i segni delle sbarre che spinge,
ogni volta che vuole vedere oltre.

Ultima,
nella corsa della carriera.

Condannata,
come solo questa Italia può,
da innocente peccatrice.

Insultata,
per buongiorno e buonanotte.

Ubriaca,
di pettegolezzi violenti,
come spade trafitte nell'udito
e parole schiaffeggiate sul cuore.

Ferita,
con sentimenti di ferro spinato.

Arresa,
nel guardar scorrere treni
di sola andata, 
per destinazioni di successo.

Sola,
sia in un letto singolo, sia in uno per due.

Sveglia,
come una qualsiasi civetta o gufo,
durante la notte,
per cantare il proprio verso.

Schiava,
di una famiglia che l'ha disconosciuta.

Addobbata,
con gioielli e fiocchi,
come un pacco regalo o merce in vetrina,
ma pur sempre scarto di magazzino impreziosito,
affinchè lasci spazio alle novità.

Depressa,
perchè, unica cosa, accessibile.

Incapace,
o propriamente inabilitata,
a reagire ed evadere.





MaLoRe



01 febbraio, 2012

Mamma, affogo nell'amore.

<Mamma,
cosa mi sta succedendo?
Non l'ho mai provato prima.

Non so più nuotare, in questo mare d'affetto, dove ci sono onde che mi sovrastano.
Risucchi, troppo forti, mi trascinano, sempre, verso lo stesso scoglio, su cui lui impera.

Madre,
sono qui che cerco, ancora, il tuo abbraccio, per ripulirmi da un tocco che mi ha scosso,
mosso ogni organo che, staticamente, soggiorna nel mio corpo.

Oh, mamma, ti chiedo solo di volermi ancora bene, 
anche ora che la depravazione si sta impossessando di me.

Lui, stregone, con catene invisibili mi lega a sè
ed io nelle sue magiche grinfie vorrei morirci.

Forse, mi droga.
Sicuramente lo fa.
E' da un pò, ormai, che ho bisogno di lui... 
o della sua droga.

Come se i sensi si accendessero, lo stomaco bruciasse e il cuore si sciogliesse.
Sarò, anche, allergica a lui o le sue membra sono composte da spilli.

Ogni volta che i nostri corpi si sfiorano, mi pungo e la pelle continua a pizzicarmi per un pò.

Mamma, corri qui, da me.
Ho paura ed è una paura piacevole.

Ho terrore di me, del piacere che provo impaurendomi.

Salvami, mamma.
Giurami che lui non mi farà del male.

Ho fatto un sogno, questa notte.
Sono certa che il mio subconscio volesse avvisarmi di restare in guardia, 
scappare da lui.

Mi contorcevo nel mio letto.
Lui, era un vampiro che con le sue zanne mi mordeva il collo.

Mi vergogno, madre.
Questa notte mi formicolava tutto, 
mentre lasciavo, nel sogno, lui, cibarsi di me.

Temo di non starci più con la testa e la sua presenza peggiora la mia malattia.
Basta il suo profumo per inebriare la mia mente, addormentando i neuroni.
E non rispondo più delle mie azioni.

Mamma, portami via di qua.
Piangerò andando via, piango già chiedendotelo.
Mi mancherà lui, uomo o bambino non l'ho ancora capito,
ma mio assassino.

Eretico mago che mi ha soggiogata,
sottomessa a lui, mi sento,
in una piacevole posizione di trionfo 
mi allontanerò da ciò che più desidero,
senza mai voltarmi per non bagnarmi delle sue lacrime.

Mamma, mentre preparo la valigia,
c'è un'ultima cosa che vorrei dirti.

Ieri lui, quando indossava la maschera del fanciullo,
mi ha detto: 
"Morirei per te."

Dobbiamo andarcene,
il più in fretta possibile,
io non voglio che muoia.>




<Figlia mia,
quel mare è un oceano chiamato amore.

Non devi aver paura, tu sei una sirena ed il tuo subconscio non ti metteva in guardia da lui, ma bensì ti incitava a tuffarti dal suo stesso scoglio, per nuotare insieme.

Io, sono sempre qui, in riva, a controllare che non ti allontani troppo 
e ad aspettare che tu venga, per poi tornare a bagnarti, 
a raccontarmi dell'acqua limpida e trasparente
o a lamentarti dell'acqua che ti ha bruciato gli occhi.>



MaLoRe

13 gennaio, 2012

Sogno o illusione.



Nudo e con le ali sul capo
era Ipno,
bello e giovane da farci l'amore,
anche sotto lo sguardo geloso della Notte.

Ero sull'Olimpo,
ad una delle tante feste di Dionisio,
quando sorpresi Morfeo
profumarmi con dei papaveri.

Oh, Momo, dove sei?
Censura questa sera,
tanto lo so, che Fantaso
si è impadronito dei miei sogni
e temo che presto mi raggiunga Fobetore.


Questa poesia contiene riferimenti espliciti alla mitologia greca.

MaLoRe


25 novembre, 2011

L'opera di un sogno.


In quel sogno ricorrente 
io ti cercavo.

Strappavo da ogni uomo
una parte di te,
per poterle incollare fra di loro.

Non mi importava 
se alla fine 
di quel crudele trapianto 
avrei ottenuto 
solo un tuo mosaico.

Ad affascinarmi era
l'aggettivo "tuo" 
nelle mie mani,
non il sanguinolento puzzle
destinato 
a non essere mai concluso:

per quanto cercassi
non trovavo il cuore giusto.

Avrei dovuto
strappartelo nella realtà
per concludere 
l'opera di un sogno.



MaLoRe

19 novembre, 2011

Mamma rispondi, sono felice.






Mamma rispondi,
sono al telefono.

Sono in un mondo di favole
con un pierrot. 

Ti chiamo da 
una cabina rossa,
stile Londra.

Mamma, sono felice
con lo smalto verde acqua
e le unghie che graffiano.

Mamma rispondi,
dai,
sono al telefono.
                                     
                    Volevo dirti
         che sto per partire con 
il mio nuovo amico pierrot
            e l'arlecchino nero.

Mamma, sono al telefono
 per dirti:

                                        "Ciao,
   un giorno ritornerò.
       Vado a sognare."








MaLoRe

09 novembre, 2011

Fammi sognare lui che scende e che sale e si sente l'America. [Cit. Gianna Nannini]




Questa notte ti ho sognato
in vesti diaboliche
e quel tuo rosso peccaminoso
mi ha fatto cedere
al piacere carnale.


Questa notte,
per te,
mi sono reso/a devoto/a alla Lussuria.







MaLoRe

01 novembre, 2011

Un cuore di sogni e desideri.



Chiamo per nome ogni battito del mio cuore.


Sarà che possiedo sogni e desideri troppo piccoli,
che ogni giorno ne posso realizzare uno.


Si, sarà. 
Ed ogni piccolo sogno e desiderio realizzato
costruisce i battiti del mio domani.



MaLoRe

13 ottobre, 2011

L'anticonformismo ti salva dalle gerarchie.




<La filosofia e la psicologia nel mondo del lavoro non servono. Voglio numeri, spiegazioni scientifiche!>
Sbraitò lasciando cadere svogliatamente e con violenza i fascicoli sulla sua scrivania.

Il rumore assordante mi fece indietreggiare, ma provai a difendermi:
<Vede... io... ho provato ad immedesimarmi nel nostro lettore... e credo che un pò di emotivi..>

<Lei è una fallita! Non le ho chiesto di immedesimarsi. Lei crede che questa pantomima possa farle raggiungere la fama e il successo? Ha mai contato quanti scalini deve salire per arrivare alla sua meta? Ah, già... certo che no, che domande, lei non ha ancora imparato che il mondo gira intorno ai numeri!>

<Ma io... veramente... volevo solo...> e le parole si soffocarono. 
Sarei potuta scoppiare a piangere da un momento all'altro, mi sentivo spaesata, indifesa, privata delle mie ambizioni e catapultata nella triste e tetra realtà: "solo numeri, niente emozioni."

<La esorto a compilare le sue dimissioni... da oggi lei è di nuovo a terra>.
Ero a terra, giù dalla scala della realizzazione e con troppi scalini davanti per raggiungere la mia ambizione.




Sedevo nel pianerottolo freddo e vuoto e mi accingevo a compilare quelle carte. 
Quelle che non mi avrebbero più nemmeno permesso di sedere sul pianerottolo.

Dinanzi a me solo uno straccio e un secchio.
Ma quando si è soli, emarginati ai ranghi più infimi, tutto può accendere un barlume di speranza.
Fu lì che decisi di rendere il mio pianerottolo solo mio, di dargli il mio profumo, di renderlo una dimora accogliente e su misura per me.
Sarei restata per sempre lì, sul pianerottolo come una portinaia, a salutare la gente che entrava per superarmi, per salire quelle scale.
Certo, queste "visite" improvvise e umilianti prima o poi mi avrebbero stufata, come del resto i rumori dei piani superiori, ma mi sarei consolata presto, non appena avrei capito che quelle visite e quei rumori sarebbero stati l'unico modo per non sentirmi sola.

Dopotutto anche lui, colui che mi ha sconfinata nel pianerottolo con le dimissioni, è solo, anche se al piano più alto. Talmente in alto che rischia una denuncia dagli angeli per intromissione in luogo privato e una denuncia dai piani inferiori, stanchi di udire i suoi movimenti.

Ma la scala non è abitata solo da noi, dai due estremi... ci sono anche loro, la maggioranza, coloro dei piani medi, quelli  che si accontentano, che non mirano al meglio, ma scansano il peggio.
Loro, le vie di mezzo, quelle che hanno bisogno di conformarsi ad un gruppo per sentirsi forti e sicuri...




<Allora? Le pare adesso il momento di sognare? Nella sua vita da fallita, da emarginata ne avrà di tempo per farlo...> mi scosse.

Lo guardai ancora intontita, porgendo le mie dimissioni.

<Emarginata? Emarginata da chi? Io da oggi vivo in una villa senza scale e coinquilini... voi continuate a contendervi quegli stupidi piani alti!> 



Lui restò con l'espressione dello smarrito, dell'emarginato, catapultato nella triste e tetra realtà: "Ha vinto lei."




MaLoRe