20 dicembre, 2012

♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥ ♥


   Maledetto cuore,  
  fai attenzione o  
 finirai per sciuparmi il ricordo, 
 a furia di comprimere 
 il suo volto contro il mio torace, 
   ad ogni battito.  



MaLoRe

27 novembre, 2012

Siamo ribelli, non c'importa d'essere capiti.




Siamo i reietti della società,
produciamo arte di scarto
e preghiamo un dio che fa la guerra.

La nostra religione è autoironica,
si bestemmia da sola.

Viviamo durante la notte,
perchè il popolo ci rifiuta
e quando questo dorme,
il mondo si allarga,
dando spazio anche a noi.

Ci chiamano "i cattivi",
ma noi viviamo in ghetti di frontiera,
non nelle loro santissime città.

Un po' vandali, si, un po' randagi,
schiamazziamo nelle orecchie di chi dorme,
ci spogliamo davanti agli abbaglianti delle forze dell'ordine,
facciamo l'amore a ritmo delle mitragliatrici e
rubiamo l'offerta dalla Chiesa.

La libertà è un'utopia,
noi siamo i ribelli:
prigionieri dell'emarginazione, 
da quando abbiamo spezzato le nostre catene.






MaLoRe

17 novembre, 2012

Pia non è pia.




Pia, il tuo cuore batte violento contro il petto,
finirà per oltrepassarlo.
Il tuo stesso canto acuto ti renderà sorda,
a furia di guardare l'astratto ti accecherai. 

Oh Pia, con quale dolcezza commetti i tuoi errori,
con cotanta grazia pecchi.

Scotti, Pia, bruci, Pia,
le tue carezze scintillano.

Un calore piacevole ti avvolge,
riscaldi anche i cuori più freddi,
ma queste fiamme sono troppe:
con te è l'inferno.

Pia, che nome eretico su di te,
devota alla lussuria infettiva.

Soldi, Pia, sesso, Pia
è tutto ciò che tu chiami felicità ed amore, Pia.

Non posso starti accanto,
ripeto il tuo nome come un ossesso,
mi hai contagiato.

Oh Pia, perchè continui ad ammalare altra gente?

E' gelosia, Pia, non è moralità,
con te ho perso anche questa.

Basta Pia,
smettila di non essere Pia, sii pia.



MaLoRe

30 ottobre, 2012

Alza il volume della tua vita!



Posso afferrarla tra le mani, per qualche secondo,
la libertà,
poi scivola via, è la sua natura.

Ma in quell'attimo
sono la più forte,
la più ricca, la più fortunata,
la più, la più tutto.

E' questione di momenti:
sarà l'esplosione di adrenalina,
il disordine di emozioni
che fa girare la testa,
fino a compiere una piroetta intorno al mondo,
così veloce da volare.

Rotti gli schemi, le catene,
tolta la maschera, l'etica imposta,
oltrepassati i divieti, le inibizioni,
posso avventurarmi oltre i limiti agli altri concessi
e sentirmi viva, più della vita stessa.

Ad ogni mio risveglio, posso accendere la radio,
sintonizzarla sul canale che più mi garba
e alzare, alzare, alzare ancora il volume della mia vita,
perchè io so che vale sempre la pena di sorridere,
di cantare le mie note, anche se sono stonate.

"Cosa me ne faccio di un cuore, se non lo sento?
Si all'amore, al dolore e a tutti i sentimenti travolgenti.

A cosa serve avere un fegato se poi mi dimentico di averlo?
Voglio sentirlo bruciare e allora: vai con l'alcol.

Perchè trascurare i polmoni?
Passate qualcosa da fumare."

Necessito di sentire pizzicare ogni parte del mio corpo,
perchè se ce l'ho è per goderne.

Prima di essere obsoleta, devo essere usurata,
altrimenti non ha senso 
restituirmi alla fabbrica, rinchiudermi in magazzino, tornare nell'aldilà,
nuova, come me ne sono andata.




MaLoRe


24 ottobre, 2012

Scusate.



"Sei sempre lì. Mi circondi. Sei la scatola che racchiude i miei sogni.

...


Traducimi questo amore:
ho voglia di sentire cose futili."

Silenzio.



La poesia è il vuoto tra un verso e l'altro, il romanticismo è il Silenzio. 
L'autrice è una mano legata, il fine è una richiesta.



MaLoRe

29 settembre, 2012

Anche il cielo di notte ha freddo.


 Il lamento del vento 
 echeggiava 
 nella cassa armonica della notte. 

 Un soffio gelido 
 cristallizzava l'aria, 
 rincorrendo 
 le codarde foglie che fuggivano, 
 abbandonando il padre albero. 

 Anche le stelle 
 si rifugiavano 
 tra le vaporose  nuvole 
 e la luna, infreddolita, 
 si tirava su la coperta blu 
 ricamata di astri. 



MaLoRe

26 settembre, 2012

Butterfly


Vorrei volare,
leggera,
su una distesa variopinta.

Libera e bella,
più di una farfalla.

Schiaffeggiata,
solo dalla brezza.


MaLoRe

08 settembre, 2012

Vita.


I superalcolici sono la mia vita,
tant'è che
vivere mi dà la nausea.



MaLoRe




08 agosto, 2012

Il mio disegno in versi.


Sono un artista, un pittore, uno scapestrato
e questi sono dei versi per lei,
 anche se con la penna sono meno bravo.

Scrivo del pennello che colora i suoi fianchi,
della tela che da giaciglio le fa,
nelle sere che con me si corica
e insieme vegliamo la notte.

Quelle notti, in cui, sogno 
la sua voce e, le mie mani 
accarezzandomi, sperano nei suoi boccoli.

Ma poi lei arriva,
arriva veramente, nel pomeriggio
e butta giù tutto.

Il suo corpo lo butta lì,
dove, quando sarà andata via,
la cercherò: sul mio letto.

La disegno nuda,
l'accarezzo con le tempere,
sorrido al suo sorriso,
la amo nel modo sbagliato.

La amo di un amore platonico,
mentre svengo o vengo,
sulla donna che è nei miei ritratti.

Lei che gioca con i sentimenti,
lei che non bacia se non prova amore,
ma non ti dice di no e 
si diverte con te, come farebbe con me,
è sul mio letto,
non sul mio disegno.



MaLoRe


03 agosto, 2012

Ogni uomo nasce gemello, colui che è e colui che crede di essere. [cit. Martin Kessel]




"Salve.

E come si dovrebbe iniziare a questo punto?
Forse così:    ho bisogno del suo aiuto.

Non ho figlie, nè sorelle, nè nipoti da esorcizzare, ho solo me stessa da curare.

La prego, Sacerdote, non la colpirò ancora, ma datemi questa conversione, perchè le mie pure lacrime smettano di vaporizzarsi sulla mia infernale pelle.

Sto bruciando insieme alle fiamme del regno da cui provengo, e no, lei non può lasciarmi diventare cenere per l'egoismo che il suo Dio le punirà, non può credere che abbandonandomi all'autodistruzione, nessun'anima più travaglierò. 

Imploro la salvezza, disconosco le mie origini ed ogni notte, entrando nella casa che mi ospita, recito il Mea Culpa, guardando gli angeli che mi hanno cresciuta. 
Per amore loro, o forse, soggiogata dalla loro educazione, le chiedo di cancellare il destino di peccato disegnato per me. 
Strappi via la pelle macchiata della sporca voglia di anime, che il mio inventore mi ha tatuato.

Sono buona per metà, ma la sera, tutto mi sfugge di mano, non riesco a controllare quell'insaziabile fame di potere e controllo sulle coscienze altrui.

Mi hanno inventata così:
eretica ed erotica, con la bellezza blasfema di Lucifero, con un bacio migliore di Giuda ed Eva come nome. 
E' difficile fuggire a se stesse, almeno quanto è difficile arrendersi ad assere se stesse.

Non sono io a voler far vittime, è che mi hanno disegnata cattiva.
Il caro prezzo a cui, i miei genitori, hanno dovuto pagarmi, credo possa bastare. 

Sono inconsapevole di quello che faccio, mi creda, a fatto compiuto ricordo la maledizione condannatami.
Le conseguenze mi portano a desiderare di non essere me, solo dopo aver goduto della scelleratezza della maschera che nasconde la mia fragilità.

E non distinguo la realtà dai sogni, non ricordo mai, la mia verità spesso è una bugia e la mia coerenza una contraddizione.




Fuggite, dico, restate, penso. 
Ho paura, anch'io, a restare sola con me stessa.


Un diavolo buono o un angelo cattivo."





MaLoRe




01 luglio, 2012

Bitch Generation.



"Prima c'era la Lost Generation.
Poi venne la Beat Generation, molto simile alla prima.
Ora c'è la Bitch Generation, ispirata alla seconda.


Bitch come donna:
 la vera rappresentante di questa controcultura.



Con il movimento Bitch si passa da donna-oggetto, a donna-immagine. 
La differenza è che la donna-oggetto si lasciava maneggiare, mentre la donna-immagine si lascia solo guardare.


Le aderenti, a questo nuovo filone, si distinguano per il look vintage, ispirato alle pin-up e per i numerosi strappi riportati sui loro capi di abbigliamento.


Se le donne sperimentano ogni sostanza in grado di alterare il loro equilibrio psico-fisico su un palcoscenico, gli uomini dietro le quinte fanno altrettanto.


Come ogni controcultura, anche questa ha le sue contestazioni giovanili e quella più famosa è proprio la battaglia delle donne, desiderose di riscattarsi. 
Pare che la loro arma sia mettere in mostra il corpo per gridare di non essere solo corpo, quando una mano le prova a toccare e alterarsi per mostrare di sapersi divertire quanto un uomo, per convincere di meritare anche l'esenzione da determinati pregiudizi...


... e scrivono su un blog o su una pagina fb, per scusare le poche attitudini intellettuali con un'intelligenza artistica.







Firmato 
una Bitch."


MaLoRe


23 giugno, 2012

Da grande vorrei soddisfare i tuoi capricci.



Da grande 
vorrei fare la parrucchiera:
...lisciare ogni capriccio
che si nasconde dietro
i tornanti di ogni tuo singolo riccio...



MaLoRe


23 maggio, 2012

Schhh...


Non è che non mi piace il genere umano, anzi 
come essere pensante lo ammiro, 
il problema sta, nel fatto, che è anche un essere parlante.


Datemi un neonato che piange giorno e notte,
ma non un adulto che ordina e accusa.

Poche parole o, forse, nessuna:
c'è già il silenzio a far chiasso.

O io sorda, o tu muta:
si tratta solo di sopravvivenza.

Meglio le meretrici 
con le loro bocche occupate,
con la lingua impegnata a dar piacere,
rispetto ai falsi moralisti
con le loro bocche giudici
e la lingua armata per ferire.


Ora,
zitti tutti.

Parte il gioco del silenzio.



MaLoRe




20 maggio, 2012

Altre Mille volte al Limite.

-Perchè per guidare metti il rossetto?-
- Secondo te come riesco ad avere, sempre, la precedenza?- 






-I vostri nomi, grazie.-
-Ludmilla e Camilla.-
L'uomo in cravatta fa scorrere una biro lungo la lista.
La biro scorre nevroticamente: qualcosa non va'.
-No, signorine...- dice, alzando il capo -...è un vero dispiacere...- si allenta il nodo alla cravatta -...i vostri nomi non sono segnati da alcuna parte...- suda.
-Sono certa che ci sia un errore, lasci che controlli io.- Lunghe e affusolate dita impugnano la biro dell'uomo in cravatta e sulla sua lista scrivono:
"Le Mille "
-Eccoci.- Esclama Ludmilla lasciando cadere la penna sulla lista e alzando il cordone rosso per entrare.
-Benvenute al Limite.- sbeffeggia Camilla, riabbassando il cordone rosso.




Nessuno lo sapeva, ma quella non sarebbe stata la solita serata.

Al Limite ci sarebbero state ragazze da Mille.

Sfrecciava la Spider rossa, gareggiando con la morte, sicura di arrivare prima.

La  meta era il Limite.


Non so, se la musica si fermò davvero, ma quando dall'ingresso si affacciarono quelle ragazze, sembrò paralizzarsi tutto il Limite. 

Da quel momento il Limite diventarono loro. 

Le altre donne sparirono, c'erano loro due che valevano per Mille.

Il Limite da raggiungere, quella sera, era Mille.

Troppi uomini cercano di raggiungere quel Limite, ma le Mille erano una coppia.

E le Mille superavano il Limite.


Pericolosamente, scendevano lungo il palo, mentre i loro vestiti si alzavano piano.
Sul cubo, le loro bocche, si avvicinavano e allontanavano, sparendo in una nube di fumo.
Scartavano caramelle chimiche, bevevano succhi alcolici: eccitavano.

Le donne le imitavano, gli uomini le desideravano e il caos si scatenava.
Le Mille, al centro della pista, si spogliavano, mostrando il corpo nudo, sotto un velo di pizzo.
L'eccitazione aveva reso il locale un bordello, le droghe lo avevano reso un ospedale ed entrambe le cose lo avevano trasformato in un ring di pugilato.

Qualcuno, finalmente, chiamò le forze dell'ordine, oltre che le ambulanze e, forse, lo stesso qualcuno, aiutò Ludmilla e Camilla a scappare, in cambio di un'adeguata ricompensa.

-Ti faremo vedere il paradiso, prima ancora di morire...- ammiccarono le Mille.


Sfrecciava la Spider rossa, oltre il Limite.

La meta era Limite.

Sul sedile posteriore le Mille ringraziavano qualcuno, ma la Spider rossa sfrecciava ancora.

La gara era finita e alla guida, ora, c'era la morte.




MaLoRe

03 maggio, 2012

Fame.

[...]

Aveva un cuore di qualche taglia più piccolo dell'amore. Quello che avanzava lo riciclava sotto le lenzuola.

Sembrava non saper gestire i sentimenti:
viste le carezze, dolorose come sberle e i baci, pungenti come pizzichi,
che vendeva ad un prezzo salato... di lacrime.

Aveva scelto di barattarsi per saziare quella fame di felicità.

[...]

MaLoRe

20 aprile, 2012

Siamo tutti figli.

Siamo tutti figli di Dio.
Si dice sia un dogma.

Eppure, sono sicura che non sia vero.
Sono sicura che sulla terra ci siano anche figli altrui.




Ne ero sicura fin da piccola.
Anche al catechismo:


<Lo dicono tutti che assomiglio al mio papà. Io sono sua figlia. 
Sto tizio manco lo conosco e, sono certa, che manco mamma lo conosca.>




MaLoRe

15 aprile, 2012

Nessuno che insegni ad amare, o in famiglia si impara ad odiare.



Rifocilla nella rabbia di chi vede un mondo troppo piccolo e stretto,
privo di qualsiasi forma d'affetto.



Scontata, 
come un ammazzato che odia i propri assassini.

Tatuata,
con impronte sul volto, 
i segni delle sbarre che spinge,
ogni volta che vuole vedere oltre.

Ultima,
nella corsa della carriera.

Condannata,
come solo questa Italia può,
da innocente peccatrice.

Insultata,
per buongiorno e buonanotte.

Ubriaca,
di pettegolezzi violenti,
come spade trafitte nell'udito
e parole schiaffeggiate sul cuore.

Ferita,
con sentimenti di ferro spinato.

Arresa,
nel guardar scorrere treni
di sola andata, 
per destinazioni di successo.

Sola,
sia in un letto singolo, sia in uno per due.

Sveglia,
come una qualsiasi civetta o gufo,
durante la notte,
per cantare il proprio verso.

Schiava,
di una famiglia che l'ha disconosciuta.

Addobbata,
con gioielli e fiocchi,
come un pacco regalo o merce in vetrina,
ma pur sempre scarto di magazzino impreziosito,
affinchè lasci spazio alle novità.

Depressa,
perchè, unica cosa, accessibile.

Incapace,
o propriamente inabilitata,
a reagire ed evadere.





MaLoRe



11 aprile, 2012

La vita non può essere difficile quando sei tu il difficile.


-Fiamma. Hai un bel nome: caldo e vivace. 
Sarai, sicuramente, una ragazza molt...-

-No! Sono una Fiamma che si sta spegnendo.-

-Ma cosa dici? Sei così giovane...-

-E cosa centra? Non posso spegnermi? Non posso fallire? Non posso morire?
Perchè la mia età dovrebbe privarmi di alcune possibilità???-

-Parliamone. Seguimi nel mio studio.-

-Credo sia lei a dover seguire il mio dito... e andarsene a farsi fottere.-

-Mi avevano detto che eri una ragazza difficile, ma non credevo così.-

-Credeva non la dessi?
Difficile non è solo il contrario di facili costumi.
Psicologi perversi.-

-Ma... non intendevo dire, assolutamente, questo o qualcosa di simile...-

-Guardi, è diverso: lei non intende, perchè di dire, dice fin troppo.-






Siamo teatranti, 
su un palco scelto da altri, con una parte affidata coattivamente.
Chi si ribella è il pazzo, 
castigato dietro delle quinte, così simili a manicomi.



MaLoRe

06 aprile, 2012

Amoressia.

Amico mio,
oggi canto d'amore.

L'ho conosciuto 
nel sottobosco della mia città,
mentre beveva birra a volontà.

Vestiva tacchi alti e sedeva sul tavolo, con gli abiti che le fasciavano le curve, regalandomi le fantasie più perverse. 
Mi avvicinò con la scusa dell'auto in panne.

Leggevo nei suoi occhi cose che stonavano con la sua bocca, forse era un diavolo vestito da angelo o semplicemente una creatura angelica a cui strappare l'aureola.

Era l'enciclopedia della droga quella donna: 
diceva che con gli occhi rossi riusciva a guardare più in profondità.

Sapevo cosa dirle, ma le parole si perdevano lungo la lingua.

Oggi, il suo ricordo mi percuote la mente
e di lividi, i miei neuroni, riveste.

Affetto da amoressia,
finchè non sarà mia.


MaLoRe

01 aprile, 2012

I sogni dei Beat erano dei sogni talmente immortali che hanno continuato a vivere. [cit. Fernanda Pivano]


Non è uno scritto da censurare, ma è un riesumato della Beat Generation. 



Avevamo parcheggiato nei pressi della solita bettola, per consumare la nostra esperienza.

Il pre-esperienza lo conoscete già tutti: 
è sempre la stessa roba, commercializzata sempre nella stessa zona, assunta sempre nello stesso modo.

Poi arriva l'esperienza... 
e te ne rendi conto dal battito accelerato, o dal mondo trasformatosi in film dinanzi ai tuoi occhi.



Ecco, io, ricordo.

Il vetro si appannava ad ogni respiro, con lo stesso ritmo con cui il freddo mi portava a tremare. 
Mi sarei dovuta coprire meglio, perchè intravedevo la mia spalla nuda, ma gli arti erano scollegati dal cervello che continuava, invano, ad inviare l'input di coprire la spalla.

La serata non finiva mai, mi perdevo nei minuti.
Ero certa di ondeggiare sospesa, senza gravità.

All'inizio queste sensazioni, non avendole mai provate, mi spaventavano, percepivo solo la paura e la voglia di annullare questo viaggio e lo avrei fatto, se fossi stata in grado di autogestirmi. 
Al contrario, affogavo in un mare di fantasie e quando riuscivo a riemergere non potevo fare a meno di ridere e pensare: "non sono nella mia vita, consumo droga con degli sconosciuti dalle facce familiari e il mio corpo è privo di tatto. Non c'è bisogno di avere paura, non mi può accadere nulla".

Uno degli effetti più indesiderati è il bisogno di urinare, causa o conseguenza del freddo che ti assale. 
In realtà, io, non sono certa che quella pressione, avvertita, sulla vescica fosse un reale bisogno, dal momento che ero priva di qualsiasi liquido nel corpo, a tal punto da essere ricorsa al collirio per due volte.

Non ero in grado di lamentarmi, ma esternavo i miei bisogni tra le risa, ragion per cui ero costretta a ripetere "sono seria" ad ogni richiesta. Non so, dopo quanto tempo riuscì a farmi avvolgere in una coperta e farmi portare delle birre. Qualcuno mi offrì anche del cibo.

Ero lenta con il cibo, mi annoiava mangiare, così regalai quel che avevo ad un randagio, mentre le birre finivano troppo velocemente.

Abbandonata sul sedile, stavo viaggiando ad una velocità sorprendete dentro una bolla di allucinazioni vivide, tra luci gialle, ragazzi sciatti e anziani aristocratici, nel peggiore quartiere della città.

Nulla era più come il solito: 
quello era un film di cui ero la regista.

Mi piaceva troppo quell'emozione, sentirmi estranea a tutto, fuori dal mio corpo.
Ogni qual volta mi si interpellava, rientravo nel mio corpo e vedevo le dimensioni che avevo oltrepassato indietreggiare come cerchi, la realtà mi si avvicinava sempre più nitida. 
Ero staccatissima dal mondo, come Alice, cadendo in un buco, entra nel paese delle meraviglie, così, io, nel centro di un vortice tornavo e me ne andavo dalla realtà nitida e definita.
Nonostante sentire il mio nome mi risvegliasse, non riuscivo a formulare frase differente da "non so, ero altrove con la mente" e non potevo far a meno di ridere della mia condizione.

Era la sensazione più strana ed eccezionale che avessi mai provato:
distante da ogni materia, volavo sola, fredda e sorridente, come se questo volo fosse un privilegio a me, solo, concesso. Della paura ormai avevo ironizzato.

Soltanto, grazie ai contatti fisici mi ricordavo di possedere un corpo e di sforzarmi di muoverlo. 
Mi sembrava un anno prima quando ero cosciente, invece erano trascorsi solo minuti, in cui dicevo, senza nesso logico, cose tipo: "Wow, stranissimo, cioè troppo figo e... non lo so, ma è stupendo!" esterrefatta dal mondo che la lucidità nasconde.

Ho anche creduto fosse tutto, solo, un sogno, che prima o poi mi sarei svegliata e quando riuscivo a convincermi che stesse accadendo davvero, mi tormentavo su cosa avrei ricordato l'indomani e come sarebbe stato il ritorno sulla terra, lo scontro con la mia vita non alterata da sostanze. Questa è stata l'ultima paura affrontata quella sera.

Ripetevo "no no, sto bene..." agli altri, come se fossero loro a chiedermelo, invece cercavo di rincuorarmi e tornare gradualmente alla razionalità, rispondendo a domande mai fatte.

Ero un'aquilone sfuggito dalle mani di un bambino.
La prima paura: "dove volerò?" sbiadita con l'ebrezza del volare veloce, trasportato dal vento, senza più autocontrollo e, forse, senza mai più toccare terra o sbattendo violentemente contro qualcosa, prima di terminare il volo.

Anche l'ultima paura, infondata, è sparita non appena, ho raccolto le mie forze per accompagnare qualcuno alla sua dimora e rifugiarmi nel mio letto.

Il mio corpo era ridotto ad un mattone, inerme e congelato, le palpebre pesanti chiuse e la mente attiva che continuava il suo svarione, per tutta la notte.

Quella mattina non avvertì alcuna stanchezza, ed ero sbalordita dai miei ricordi:

le risa della sera, ero certa, erano di scherno verso chi non aveva provato le mie stesse sensazioni. 
Ero la fortunata. 



Forse, questo viaggio lo rifarò.



p.s: ogni riferimento a persone realmente esistite o eventi realmente accaduti è puramente casuale. 
Il testo è scritto nel rispetto verso le Opere della Beat Generation e non è un invito a drogarsi.
Il titolo del post parla delle contestazioni giovanili affrontate dalla Beat Generation, mente il testo di mia invenzione, si rifà alle descrizioni delle sperimentazioni di droghe degli autori del movimento letterario.
RIPETO: NON VUOLE ESSERE UN INVITO ALLA DROGA!!!
MaLoRe



29 marzo, 2012

Non sono strano. Sono solo un ragazzo di strada... [cit. Willem Dafoe]

n.b: questo post non vuole essere nè offensivo, nè polemico. Vuole, semplicemente, far luce su alcuni aspetti della nostra società. Chiedo, gentilmente, di non soffermarsi a quel che si può leggere, ma di calarsi dentro ogni singola parola. Grazie.





-Ci stavo pensando da un pò:

dovrebbero abolire l'usanza di presentarsi con "piacere" prima ancora di pronunciare il proprio nome.
Come possiamo sapere se sarà un piacere?-




Al mio collo, da oggi, appenderò un cartello che avverta la gente di girarmi alla larga e mi presenterò con il nome dei miei peccati.

Al mio primo tatuaggio, qualcuno era incredulo.
Un collo, con un codice a barra, susseguito da un "made in China" era insolito e antiestetico su una ragazza, dicevano. Io, ho sempre creduto che di antiestetico nel mio tattoo ci fosse il significato, dopotutto in pochi, o forse nessuno, investigava oltre al "siamo prodotti della società".

La verità è, che prima o poi, si deve scegliere se morire o disintossicarsi.
Ovviamente la scelta giusta è la più difficile, ma non siamo nati, tutti, eroi, bensì c'è chi ha l'etichetta "made in China" cucita nella testa. 

La questione è che nessuno può accusarci se sbagliamo.
Sbagliare significa adempiere ai propri doveri modificandone, involontariamente, qualcosa. 

Non possono metterci al rogo, finchè peccheremo involontariamente.

Siamo tutti peccatori:
chi di fatto, chi di teoria.
La differenza? 
Il coraggio di esprimere i propri piaceri, di esaudire i propri peccati.

Poi ci sono quelli come me, quelli che ci aggiungono l'aggettivo "involontario".
Badate, non prendete questa aggiunta come codardia, perchè, come prima ho detto, la strada giusta viene scartata con una scelta, in cui prendi atto di essere un debole e ti assumi le conseguenze.

Ci aggiungo "involontario" perchè fa furbo, fa figo:
commetto un peccato che chiamerò sbaglio, per cui nessuno potrà giudicarmi.
Capite?

Domani, queste parole le troverete nella bocca di chissà quanti altri giovani,
perchè basta poco per passare da "bad girl" a "it girl"...

...e la moda porta assuefazione.




MaLoRe